Un vaccino terapeutico personalizzato a mRna contro il melanoma ha dimostrato di ridurre del 42% il rischio di recidiva a due anni, se somministrato in associazione all’immunoterapia. È quanto emerge dai risultati finali dello studio internazionale di fase 3 INTerpath-001, presentati in sessione plenaria al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo).

La ricerca riguarda una nuova terapia adiuvante, cioè somministrata dopo l’intervento chirurgico, con l’obiettivo di ridurre il rischio che il tumore si ripresenti. Lo studio ha coinvolto 1.137 pazienti con melanoma ad alto rischio in 157 centri distribuiti in tutto il mondo. L’Italia si è distinta per il maggior numero di pazienti arruolati.

Secondo le stime riportate, nel nostro Paese sarebbero circa 5mila ogni anno i pazienti potenzialmente candidabili alla terapia, a fronte di circa 13mila nuove diagnosi annuali di melanoma.

Un vaccino costruito su misura del paziente

Il trattamento sperimentale, identificato con la sigla mRNA-4157, si basa sulla tecnologia dell’Rna messaggero e su un approccio di medicina personalizzata. Il vaccino viene infatti progettato sulla base delle caratteristiche molecolari del tumore di ciascun paziente, individuando le mutazioni specifiche sulle quali indirizzare la risposta immunitaria.

L’obiettivo è aiutare il sistema immunitario a riconoscere le cellule tumorali e a contrastarle, potenziando l’effetto dell’immunoterapia. A differenza dei vaccini preventivi, questa strategia non mira a impedire l’insorgenza della malattia, ma a ridurre il rischio di una sua ricomparsa dopo il trattamento chirurgico.

I risultati dello studio INTerpath-001 rappresentano un passaggio importante nella valutazione di questa strategia terapeutica. Il vaccino resta tuttavia una terapia sperimentale e i dati ottenuti dovranno essere inquadrati nel percorso di valutazione scientifica e regolatoria necessario per un eventuale impiego nella pratica clinica.

La pubblicazione dei risultati sul New England Journal of Medicine, annunciata per novembre, consentirà inoltre alla comunità scientifica di approfondire i dati dello studio e le prospettive di applicazione di un approccio che punta a rendere sempre più mirate le cure oncologiche.