La distribuzione dei vaccini antinfluenzali in Italia è stata avviata già nell’ultima settimana di settembre. Per la campagna vaccinale 2026-2027, le Regioni hanno programmato circa 14 milioni di dosi, di cui 7,5 milioni saranno fornite da Seqirus. A fare il punto, come riporta Adnkronos, è Vito Ercole, country manager Csl Seqirus Italia, intervenuto all’evento ‘Influenti- Enduring Innovation in Influenza’, organizzato dall’azienda in occasione dell’avvio del Congresso nazionale della Società italiana di igiene, medicina preventiva e sanità pubblica (SItI), in programma fino al 24 ottobre ai Magazzini del Cotone di Genova.

“In Italia abbiamo iniziato la distribuzione dei vaccini antinfluenzali già dall’ultima settimana di settembre. Facendo una valutazione di volume di mercato delle vaccinazioni antinfluenzali che le Regioni hanno programmato per la campagna 2026-2027 si arriva a circa 14 milioni di dosi e, di queste, Seqirus provvederà a circa 7 milioni e mezzo. L’Italia viaggia intorno al 52-53% di copertura vaccinale contro l’influenza negli over 65, in base ai dati dell’ultima campagna vaccinale. È un dato ancora distante dal 75% minimo indicato sia dall’Oms che dal ministero ed è molto più lontano rispetto al 95% che è la protezione ideale”, ha detto Ercole ad Adnkronos.

Copertura vaccinale, l’obiettivo resta lontano

Il livello di copertura tra gli over 65 rappresenterebbe ancora una criticità per la sanità pubblica. Secondo Ercole, aumentare l’adesione alla vaccinazione può contribuire a ridurre la mortalità e la pressione sulle strutture sanitarie, soprattutto nei mesi invernali.

“Questo gap di copertura ha un impatto importante in termini di sanità pubblica - spiega Ercole - Recentemente, infatti, un’analisi pubblicata in uno studio ha definito che ogni aumento di 1% dei tassi di copertura potrebbe tradursi in una riduzione di 56 decessi. Questo è importante e mostra quanto sia critico raggiungere le coperture vaccinali per produrre valore, risparmi per la sanità pubblica ed evitare l’affollamento dei pronto soccorso e delle terapie intensive nei periodi tra dicembre e gennaio. Il problema è, però, capire come farlo - osserva, come riporta Adnkronos. - Diverse valutazioni hanno stimato l’impatto della chiamata attiva come un fattore critico per le coperture vaccinali. Fare chiamata attiva non significa semplicemente convocare o comunicare la disponibilità del vaccino (alla persona), ma dare un appuntamento reale attraverso un sms, o con una comunicazione su piattaforma digitale ad esempio. Questo tipo di chiamata attiva si è dimostrata capace, supportata da varie pubblicazioni, di poter incrementare le coperture vaccinali, fino anche al 39%. È importante - aggiunge - poter attingere inoltre a fonti di informazione autorevoli: ministero della salute, Istituto superiore di sanità e siti approvati dal ministero stesso che sono fonti importanti per poter capire la reale entità del fenomeno influenza, recepire informazioni attendibili e verificate ma soprattutto l’importanza della vaccinazione e di proteggere le categorie più fragili”.