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Per capire davvero cos’è la manosfera oggi, bisogna partire da quello che mostra più chiaramente: non tanto le parole, quanto i comportamenti. Nel documentario “Louis Theroux: dentro la manosfera” su Netflix, il giornalista britannico entra in questo universo senza effetti speciali, limitandosi a osservare da vicino chi lo abita. Ed è proprio lì, nelle dinamiche quotidiane, che il racconto prende forma.
La manosfera non è un gruppo compatto, ma una rete di influencer e creator che parlano soprattutto a un pubblico giovane. Il modello che propongono ruota attorno a un’idea precisa di mascolinità: successo economico, dominio nelle relazioni, riconoscimento sociale. Tutto sembra misurabile, tutto diventa prestazione.
Il rapporto con le donne è uno degli elementi più evidenti e più contraddittori. Nei contenuti pubblici, le donne vengono spesso trattate come parte dello spettacolo: oggetti di commenti sessuali, presenze funzionali all’intrattenimento, elementi intercambiabili. Il tono cambia quando si parla di partner o familiari: qui emergono richiami a valori, rispetto, perfino protezione. Due registri che convivono senza mai davvero incontrarsi. Il messaggio che passa è chiaro: l’uomo guida, decide, stabilisce le regole. Alcuni lo esplicitano senza ambiguità, altri lo costruiscono attraverso esempi e racconti personali. In entrambi i casi, la relazione appare come un sistema gerarchico, in cui la parità non è contemplata.
All’interno di questo contesto trovano spazio anche gli incel, uomini che si percepiscono esclusi dalle relazioni e che trasformano questa esperienza in una lettura più ampia della società. La manosfera offre loro un linguaggio e una spiegazione: il mondo sarebbe organizzato secondo gerarchie rigide, dove pochi vincono e molti restano indietro.
Ma accanto all’ideologia c’è un altro livello, forse ancora più concreto: quello economico. Il documentario mostra come l’intero sistema sia costruito per trasformare l’attenzione in profitto. Più un contenuto è estremo, più genera visibilità. Più cresce il pubblico, più aumentano le possibilità di guadagno. Abbonamenti, corsi, community private, piattaforme di trading: ogni passaggio è pensato per portare chi guarda a fare un passo in più.
In questo meccanismo, la promessa è sempre la stessa, ossia migliorarsi, guadagnare, diventare “alpha”. Una prospettiva che intercetta insicurezze reali, soprattutto tra i più giovani, e le traduce in un percorso apparentemente semplice. Nella pratica, però, i benefici si concentrano soprattutto in alto, mentre la base resta agganciata a un modello difficile da raggiungere.
Non è secondario, poi, il legame con un certo immaginario politico. Alcuni degli influencer citano apertamente rapporti o affinità con ambienti vicini a Donald Trump, e più in generale si muovono dentro una narrazione che oppone valori tradizionali e cultura progressista. Una linea che contribuisce a rafforzare la polarizzazione e a rendere questi contenuti ancora più riconoscibili.
Il documentario arriva in un momento in cui questi temi stanno emergendo anche fuori dalla rete. Serie come “Adolescence” hanno già mostrato come certi codici possano radicarsi tra gli adolescenti, rendendo evidente il passaggio da fenomeno online a questione culturale più ampia.
Theroux non interviene mai in modo diretto, non cerca lo scontro, rimane, ascolta, lascia spazio, e proprio per questo le contraddizioni diventano visibili in un sistema che si presenta come alternativa attraverso la forza e il dominio, ma che spesso lascia intravedere qualcosa di molto meno solido.








