PHOTO
La musica vera non è un semplice passatampo: quando la straordinaria sensibilità interpretativa di Fiorella Mannoia incontra la poesia di Fabrizio De André e l'ispirazione viscerale di Ivano Fossati, si trasforma in una cattedrale laica della memoria e dell'anima. C'è uno spazio sacro in cui le parole di Faber e la visione di Fossati continuano a vivere e a vibrare attraverso la voce di Fiorella; e quel luogo, la sera del 2 agosto ad Alghero, ha trovato forma, carne e sostanza sul palcoscenico.
Accendere la notte dell'Anfiteatro Maria Pia (intitolato a Ivan Graziani) non era impresa da poco, ma il 2 agosto si è consumato qualcosa di molto più profondo di un semplice concerto. Il pubblico dell'Alguer Summer Festival ha vissuto due ore di sospensione emotiva pura.
Fin dai primi accordi, l'atmosfera si è caricata di una tensione poetica quasi religiosa. C’era il brivido della nostalgia, certo, ma soprattutto la sensazione pulsante di assistere a una testimonianza viva. Brividi lungo la schiena, sguardi commossi tra le gradinate, applausi scroscianti e momenti di silenzio assoluto e rispettoso: Alghero ha trattenuto il fiato, facendosi culla di una catarsi collettiva che solo l'arte con la "A" maiuscola sa generare.
La riuscita impeccabile di una serata di questa portata risiede anche nell'eccellenza logistica e produttiva. Un plauso va alla direzione organizzativa guidata da Shining Production all'interno del cartellone dell'Alguer Summer Festival, svolto in stretta sinergia con ARC Suoni Diversi, Roble Factory, Gian Production, la Fondazione Alghero e il Comune di Alghero.
Dall'accoglienza del pubblico alla gestione dei flussi tramite navette dedicate, fino alla cura maniacale per l'acustica e il disegno luci dell'Anfiteatro Ivan Graziani, la macchina organizzativa ha dimostrato come la grande musica d'autore possa trovare una cornice di assoluto valore valorizzando al meglio il territorio sardo.
Sostenere il peso interpretativo del repertorio di De André e Fossati richiede un coraggio smisurato e una statura artistica fuori dal comune. Fiorella Mannoia ci riesce perché non tenta mai di imitare: abita i testi.
La sua vocalità, quell'inconfondibile timbro da contralto caldo, scuro, avvolgente e venato di nobile ruvidezza, si è rivelata lo strumento perfetto per dare corpo a queste storie. La Mannoia non si limita a cantare: scolpisce le sillabe. Il suo controllo dinamico le permette di passare da un sussurro intimo e doloroso a un'apertura vocale potente, granitica, mai urlata. Con una dizione impeccabile e un senso del ritmo drammatico unico, la sua voce diventa un veicolo di verità espressiva, capace di vibrare nelle frequenze più basse del petto e di risuonare con un’eleganza regale.
Al centro della serata risuona il trentennale di Anime Salve, l’ultimo profetico capolavoro firmato a quattro mani da De André e Fossati nel 1996. Il significato dei brani proposti è una bussola civile ed esistenziale: I margini e la solitudine (attraverso brani memorabili come Smisurata preghiera e Khorakhané, risuona il canto per chi viaggia "in direzione ostinata e contraria", la difesa degli ultimi, dei rom, dei diversi, di chi non ha voce di fronte al potere), il tempo e il viaggio (con l'intensità di C'è tempo e I treni a vapore di Fossati, la Mannoia esplora la pazienza dell'attesa, le cicatrici dell'esperienza e il desiderio incrollabile di ripartire), la fratellanza universale (interpretazioni cariche di pathos come Mio fratello che guardi il mondo ricordano che i confini sono solo un'illusione umana e che l'empatia è l'unico vero atto di resistenza).
Se Fabrizio De André e Ivano Fossati ci hanno insegnato che la solitudine può essere il prezzo della libertà e la casa delle "anime salve", la voce di Fiorella Mannoia ci ha ricordato ad Alghero che finché ci saranno canzoni capaci di farci pensare e commuovere, la musica continuerà a essere il nostro riparo più sicuro contro l'indifferenza del mondo.







