Sono trascorsi 42 anni dalla morte di Enrico Berlinguer, figura centrale della politica italiana del Novecento. Nato a Sassari il 25 maggio 1922, morì l’11 giugno 1984 all’età di 62 anni, quattro giorni dopo essere stato colpito da un ictus mentre teneva un comizio a Padova in vista delle elezioni europee.

Figlio dell’avvocato Mario Berlinguer e di Maria Loriga, trascorse l’infanzia e l’adolescenza nella città turritana. Frequentò il liceo classico Azuni e nel 1940 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza. Appassionato di filosofia e storia, si avvicinò alla politica attraverso l’antifascismo e nel 1943 aderì alla sezione giovanile del Partito Comunista Italiano di Sassari, diventandone presto segretario.

Nel 1944 fu arrestato dopo aver partecipato ai cosiddetti “moti del pane”. Nello stesso anno raggiunse il padre a Salerno, dove venne presentato a Palmiro Togliatti. Da quel momento iniziò un percorso politico che lo avrebbe portato ai vertici del Pci.

Nel 1949 fu eletto segretario della Federazione Giovanile Comunista Italiana e l’anno successivo presidente della Federazione Mondiale della Gioventù Democratica. Negli anni successivi assunse incarichi sempre più importanti all’interno del partito: entrò nella segreteria nazionale nel 1958, nella Direzione dopo il IX Congresso e nel 1969 divenne vicesegretario al fianco di Luigi Longo.

Nel 1972, con il XIII Congresso del Pci, fu eletto segretario generale del partito. Durante la sua guida, il Partito Comunista Italiano raggiunse alcuni dei risultati elettorali più significativi della sua storia. Nel 1973 lanciò la strategia del compromesso storico, con l’obiettivo di favorire un’intesa tra le principali culture politiche del Paese. Nel 1976 il Pci ottenne il 34,37% dei voti alla Camera, il miglior risultato della sua storia.

Negli anni Settanta e nei primi anni Ottanta Berlinguer accentuò inoltre l’autonomia del Pci rispetto all’Unione Sovietica, ribadendo il legame tra democrazia e socialismo e sviluppando rapporti con diverse forze della sinistra europea e internazionale.

L’ultima fase della sua attività politica fu caratterizzata dall’attenzione verso temi come la condizione dei lavoratori, la cosiddetta “questione morale”, il dialogo con i movimenti femministi e l’opposizione agli euromissili.

Il 7 giugno 1984, durante il comizio di chiusura della campagna elettorale per le elezioni europee a Padova, Berlinguer accusò un malore mentre stava parlando dal palco. Nonostante le difficoltà, proseguì l’intervento pronunciando quelle che sarebbero diventate le sue ultime parole pubbliche: "Compagni, proseguite il vostro lavoro… casa per casa… strada per strada… azienda per azienda, dialogando". Colpito da un ictus, fu ricoverato in ospedale dove morì l’11 giugno 1984.

Il feretro venne accompagnato a Roma dall’allora Presidente della Repubblica Sandro Pertini, che lo definì un “amico fraterno, figlio e compagno di lotta”.

Il 13 giugno 1984 si svolsero i funerali nella capitale. Secondo le ricostruzioni dell’epoca, circa un milione e mezzo di persone parteciparono alle esequie, raggiungendo piazza San Giovanni in Laterano in una delle più grandi manifestazioni di cordoglio popolare della storia repubblicana.

Pochi giorni dopo, il 17 giugno, il Partito Comunista Italiano superò per la prima volta nella sua storia la Democrazia Cristiana, ottenendo il 33,3% dei voti alle elezioni europee.