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Un territorio ferito a morte dalle fiamme, temperature record e una fauna selvatica allo stremo. Al termine di un’estate climatica estrema, la LAV (Lega Anti Vivisezione) lancia un appello perentorio alla Giunta regionale, chiedendo l’annullamento immediato della stagione venatoria 2026-2027 in Sardegna. La motivazione poggia su un quadro ambientale drammatico: aprire la caccia in questo contesto significherebbe sferrare un colpo di grazia a un ecosistema già in ginocchio.
I numeri dell'estate appena trascorsa descrivono uno scenario critico per l'Isola. Come sottolinea l'associazione, «l’estate 2026 è stata una delle più calde mai registrate in Sardegna, con diverse ondate di calore consecutive e molte giornate sopra i 40 gradi». A questo si aggiunge un incremento significativo dei roghi rispetto all’anno precedente: «la superficie percorsa dal fuoco ha superato i 10.000 ettari, rispetto alla media 2014-2025».
Le conseguenze sulla biodiversità locale sono incalcolabili: «L'ambiente è stato pesantemente compromesso: habitat distrutti, tane, nidi e cuccioli inceneriti, milioni di animali divorati dal fuoco. Gli incendi hanno distrutto le risorse alimentari e il caldo torrido ha colpito duramente la fauna selvatica, in particolare gli uccelli».
In una simile situazione di emergenza, l'avvio delle doppiette rappresenterebbe un'ulteriore condanna. Secondo la LAV, «l'azione venatoria sarà devastante per gli animali già terrorizzati, debilitati dalla fame e dalla sete, che nelle battute sfuggono all'uccisione e all'agonia del ferimento».
Di fronte a questa calamità, l'associazione indica uno strumento giuridico preciso già a disposizione delle istituzioni regionali: la richiesta formale è quella di applicare l'articolo 19 della Legge quadro nazionale 157/92, che prevede la facoltà di vietare o sospendere l’attività venatoria «per sopravvenute particolari condizioni ambientali, stagionali o climatiche o per malattie o altre calamità».
Da qui la sollecitazione diretta alla politica sarda affinché compia «un atto politico coraggioso, svincolato dalle pressioni del mondo venatorio». Una presa di posizione che, secondo la LAV, rispecchia il sentimento comune: i cacciatori nell'isola rappresentano infatti «un'esigua minoranza in costante calo, 31.137 in Sardegna nella stagione 2025-2026 (fonte LAC), con un’età media tra i 60 e i 65 anni». A supporto di questa tesi vengono richiamati i dati demoscopici: un recente sondaggio Ipsos rileva che 8 italiani su 10 considerano la caccia inaccettabile sotto il profilo etico, mentre una rilevazione europea promossa da Eurogroup for Animals evidenzia come l'83% dei cittadini chieda metodi non letali per la gestione della fauna.
Il comunicato mette sotto accusa anche i tradizionali piani di abbattimento, definiti «strumenti obsoleti, eticamente inaccettabili ed evidentemente inefficaci, spesso attivati in risposta ad emergenze costruite a tavolino». Per la LAV, le vere emergenze – dall’antropizzazione del territorio alla carenza di cibo e acqua – andrebbero affrontate attraverso «soluzioni innovative e non cruente, come i dissuasori tecnologici stradali e l’immuno-contraccezione».
Il documento richiama inoltre i costi umani e le criticità collaterali dell’attività venatoria. In termini di sicurezza, i dati dell’Associazione Vittime della Caccia vedono la Sardegna tristemente ai vertici nazionali: «la stagione 2024-25 ha consegnato alla Sardegna il primato nazionale delle vittime umane con 4 morti e 7 feriti, stesso primato nella stagione 2019-20 con 3 morti e 9 feriti». A ciò si aggiungono le «fino a 10.000 tonnellate di pallini di piombo all'anno in Italia» stimate da ISPRA – con pesanti ripercussioni tossicologiche – e il fenomeno del randagismo: «migliaia di cani da caccia, spesso tenuti in condizioni precarie, sono liberati per le battute; molti si perdono nei boschi, spesso non chippati e quasi sempre non sterilizzati, alimentando la popolazione dei randagi».
A rendere il quadro ancora più allarmante, secondo l'associazione, è l'iter parlamentare della Proposta di Legge 2984 ribattezzata «Sparatutto», attualmente in discussione alla Camera, definita come «una soluzione finale catastrofica per i selvatici» poiché estenderebbe calendari, specie cacciabili e aree accessibili ai cacciatori.
Alla luce di una stagione estiva senza precedenti, conclude l’associazione, «LAV si aspetta un atto di tutela per i selvatici in seguito a un’estate devastante, nel pieno rispetto delle norme vigenti». La decisione passa ora all'esecutivo regionale.








