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Il mercato immobiliare sardo presenta forti squilibri tra le zone costiere e i territori interni, con un patrimonio abitativo sempre più distante dalle esigenze di famiglie, lavoratori e studenti. Nell’Isola, su oltre un milione di abitazioni di proprietà, circa 320mila, pari al 32%, risultano non occupate oppure destinate agli affitti brevi. Un fenomeno che assume dimensioni ancora più rilevanti nei comuni delle aree interne, dove la quota degli alloggi disabitati supera il 50%.
È quanto emerge da un rapporto di Nomisma dedicato all’edilizia e alla domanda abitativa in Sardegna, che sarà al centro dell’iniziativa regionale promossa da Confartigianato Imprese Sardegna e Anaepa Edilizia Confartigianato. L’appuntamento, dal titolo “La nuova domanda abitativa come opportunità per le imprese edili artigiane della Sardegna”, è in programma sabato 17 ottobre al Blu Marine Conference Center di Olbia, con inizio alle 10.
Tra i dati più significativi dello studio figurano le circa 51mila abitazioni utilizzate per le locazioni turistiche e la forte concentrazione delle compravendite lungo le coste: l’80% delle transazioni immobiliari regionali si registra infatti nelle aree costiere, mentre la sola Gallura rappresenta il 21,7% del totale. Una distribuzione che evidenzia la distanza tra le dinamiche del mercato e le necessità residenziali dei diversi territori.
A rendere il quadro ancora più complesso sono i cambiamenti demografici e sociali. Nei centri urbani aumentano le concessioni edilizie, cresciute del 9,4% nel 2025, e migliora l’efficienza energetica degli edifici. Nei comuni dell’interno, invece, spopolamento e invecchiamento della popolazione si accompagnano alla presenza di numerosi immobili vuoti o in condizioni di degrado. Nelle località costiere, parallelamente, la crescita delle strutture extra-alberghiere e degli affitti brevi riduce la disponibilità di alloggi destinati alla residenza stabile e contribuisce alla pressione sui canoni di locazione.
Il costo dell’abitare rappresenta un ulteriore elemento di criticità: mutui, affitti e utenze assorbono complessivamente il 33,5% del reddito delle famiglie. A questo si aggiungono nuove esigenze, legate non soltanto ai giovani e ai lavoratori in cerca di una sistemazione, ma anche alla popolazione anziana, per la quale servono soluzioni abitative più flessibili e adeguate.
La sfida, secondo l’analisi, non riguarda quindi esclusivamente la costruzione di nuovi edifici. Diventa centrale recuperare gli immobili inutilizzati, riqualificare il patrimonio esistente, rilanciare i centri abitati e diversificare l’offerta in funzione delle necessità della popolazione. Un percorso che potrebbe aprire nuove opportunità anche per le imprese artigiane del settore edilizio.
I lavori di Olbia si apriranno con gli interventi di Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, e Stefano Crestini, presidente nazionale di Anaepa Confartigianato Edilizia. Seguirà la presentazione del dossier Nomisma “Impatto dei cambiamenti che investono la domanda abitativa in Sardegna. Conoscere la domanda per orientare l’offerta”, affidata a Elena Molignoni, responsabile dell’Area Mercato Immobiliare dell’istituto di ricerca. L’obiettivo sarà approfondire le trasformazioni in corso e individuare possibili strategie per rendere il sistema abitativo dell’Isola più accessibile, sostenibile e rispondente ai nuovi bisogni sociali.








