Un matrimonio in programma, il sogno di una famiglia, quello di diventare mamma, e una vita insieme alla persona che amava. In pochi mesi, invece, il buio: si è ritrovata dentro un percorso fatto di ospedali, interventi, chemioterapia, radioterapia e paure che sembravano impossibili da superare.

Giulia Salis, originaria di Oristano, aveva appena 29 anni quando ha sentito per la prima volta la parola "tumore", una situazione quasi surreale, mentre il suo futuro sembrava improvvisamente appeso a un filo, e per qualche momento, addirittura drammaticamente cancellato come con un colpo di spugna. 

La terribile diagnosi arrivata nel 2019 sembrava volesse cambiare tutti i suoi piani e i suoi sogni: quello che si pensava fosse un semplice fibroadenoma al seno si è rivelato invece un carcinoma mammario molto aggressivo, che prevedeva un percorso terapeutico complesso e conseguenze importanti sul suo corpo. A un certo punto Giulia ha dovuto affrontare, tra le altre paure, anche il timore di non poter mai diventare madre.

Eppure, proprio quando il futuro sembrava più incerto e drammatico, è arrivata una possibilità alla quale aggrapparsi: un percorso oncologico sperimentale e una scelta coraggiosa, quella di provare a conservare un pezzo di futuro.

Oggi Giulia ha 35 anni ed è mamma di tre maschietti sani e vivaci.  La sua storia è considerata un caso eccezionale dagli specialisti che l’hanno seguita: un percorso che continua e continuerà a essere studiato dalla comunità scientifica.

Ma prima ancora di essere un caso medico, Giulia è una donna che ha attraversato la paura più grande e ha scelto di raccontare la sua esperienza per mandare un messaggio di speranza alle tante donne che, dopo una diagnosi di tumore, temono di dover rinunciare ai propri sogni.

"Quando mi hanno detto che potevo morire non pensavo di poter arrivare fino a qui e di diventare mamma. Oggi voglio dire alle altre donne di non perdere la speranza", racconta ai nostri microfoni con la voce di una guerriera che ha combattuto diverse battaglie. Ma andiamo con ordine a raccontare la sua storia.

LA SCOPERTA

Era il 2019 quando Giulia si accorse di quella pallina al seno sinistro, "Avevo 29 anni. Mi dissero che probabilmente era un fibroadenoma, quindi una formazione benigna. Nessuno pensava potesse essere un tumore", specifica.

La lesione venne rimossa a Cagliari con un intervento che sembrava di routine in anestesia locale. Poi, dopo meno di una settimana, arrivò quella chiamata inaspettata che avrebbe cambiato tutto, "Mi dissero di andare con urgenza. Gli esami avevano evidenziato una situazione molto diversa da quella che sembrava inizialmente: non era un tumore di due centimetri, ma una massa molto più grande, circa 17 centimetri, con coinvolgimento dei linfonodi e anche di una parte del muscolo e del nervo pettorale", racconta dopo aver tirato un sospiro di sollievo.

Da quel giorno, cominciò per la giovane piena di sogni nel cassetto un percorso durissimo: la mastectomia totale, altri interventi e una lunga battaglia contro la malattia, "In poco tempo si erano riformate delle aderenze e ho dovuto affrontare diversi interventi in meno di un anno e mezzo", racconta con la voce tremante.

In quei mesi Giulia stava anche preparando un altro momento importante della sua vita, "Io e mio marito stavamo organizzando il matrimonio: doveva essere a giugno, ma la diagnosi era arrivata a febbraio. Il mio desiderio era quello di sposarmi comunque, anche durante le terapie e gli esami. Non volevo che la malattia mi portasse via tutto".

UNA SVOLTA

Il percorso oncologico portò la neo sposa Giulia al San Raffaele di Milano, dove venne seguita per la particolare natura del suo tumore, "Prima di iniziare la chemioterapia ho fatto la conservazione degli ovociti, anche se le mie speranze di diventare madre erano basse, vista la situazione. Il 6 maggio li hanno congelati, l’8 maggio ho iniziato la chemio: 16 cicli, poi la radioterapia", spiega la 35enne.

Le terapie le hanno permesso di affrontare e far regredire la malattia, ma hanno lasciato conseguenze importanti, "La radioterapia mi ha causato dei danni importanti. Ho avuto un problema grave al polmone sinistro e oggi devo usare l’ossigeno. Ho avuto anche problemi al pancreas e devo prendere una terapia ogni giorno".

Mentre le terapie procedevano, i medici hanno continuato a studiare il suo caso. Il tumore di Giulia aveva caratteristiche particolari, "Dai test genetici è emerso che non era un tumore ormonale classico, ma nemmeno un triplo negativo. Era una situazione a metà, un’anomalia. Per questo mi hanno proposto un percorso sperimentale con terapie mirate".

A un certo punto, è arrivata una possibilità che sembrava quasi impossibile: provare ad avere un figlio, "Avevo 12 ovociti congelati. Nel 2022 abbiamo fatto un tentativo e il 23 giugno è avvenuta la fecondazione. La gravidanza è andata avanti. Il 20 febbraio 2023 è nato il mio primogenito Zeno - ci racconta Giulia, con una voce che sembra riprendere vita -. È stato un momento incredibile. Tutti i controlli durante la gravidanza erano andati bene e continuavo a essere seguita dai miei medici".

LA SECONDA GRAVIDANZA E POI IL TERZO FIGLIO

Dopo la nascita del primo figlio, Giulia ha continuato i controlli, "Avevo piccoli linfonodi sotto controllo e ho fatto anche una mastectomia bilaterale preventiva. Poi i medici si sono accorti che qualcosa a livello ormonale era cambiato, migliorato a dire il vero". Così, in modo naturale è arrivata la seconda gravidanza, "Era una situazione molto particolare, un caso che nessuno si aspettava. Sono rimasta incinta naturalmente e il 2 luglio 2024 è nato il mio secondo bambino, eravamo al settimo cielo".

Poi, quando pensava di aver già vissuto l’impossibile, è arrivata un’altra sorpresa, "A dicembre sono stata male, non capivano cosa avessi. Poi abbiamo scoperto che ero incinta per la terza volta". Anche questa volta Giulia è stata seguita attentamente dall’equipe medica, "La mia oncologa mi ha chiesto cosa volessi fare e sapeva che io lo sapessi già (sorride). Abbiamo fatto tutti gli esami genetici e i controlli necessari. Era tutto a posto ed è arrivato il mio terzo maschietto".

Un percorso unico che ha attirato l’attenzione degli specialisti, "Mi hanno detto inizialmente che sono il primo caso in Europa a essere rimasta incinta per più volte dopo l’inizio di una terapia chemioterapica, e successivamente sono stata contattata anche dall’estero: sono la prima al mondo, considerata anche la mia età. Continuano tutt’ora a studiare la mia situazione".

"I MIEI FIGLI SONO IL MIO OSSIGENO"

Oggi Giulia ha 35 anni, tre bambini e un messaggio che vuole condividere con tutte le donne che stanno affrontando una diagnosi oncologica, "Quando vivi una situazione del genere, la tua vita viene completamente travolta. Io ho perso la mia mamma un anno e mezzo fa, sempre a causa e io e mio marito ci siamo trovati ad affrontare tutto da soli. Lui non mi ha mai lasciato sola neanche un minuto, mi è sempre stato vicino facendomi sentire amata, desiderata, sempre bella, nonostante il mio corpo fosse cambiato, e il mio sogno era avere una famiglia era anche il suo, l’abbiamo realizzato assieme".

Oggi sono i suoi figli la sua forza, "Il mio ossigeno sono loro. Mi danno la vita ogni giorno. Dopo quello che ho passato voglio dire alle ragazze giovani che hanno una diagnosi di tumore di non perdere la speranza".

La sua oncologa le ha chiesto di raccontare la sua storia anche ad altre pazienti, "Ci sono ragazze di 20 anni che desiderano costruire una famiglia e hanno paura che la malattia glielo impedisca. Io voglio dire loro che la medicina va avanti, che bisogna affidarsi ai medici e non smettere di credere nei propri sogni".

Giulia tiene a ringraziare la usa oncologa, la dottoressa Laura Orgiano del Policlinico di Monserrato, e il suo ginecologo, il dottor Giovanni Maricosu del Brotzu, "Mi hanno supportato in tutto, sono la mia seconda famiglia", afferma con le lacrime agli occhi. E poi il suo super marito Luca, agente di Polizia arrivato in Sardegna 10 anni fa e rimasto per amore di Giulia, "Purtroppo io oggi sono invalida al 100% e dipendo in tutto da lui, che è una parte fondamentale della mia vita, insieme stiamo superando tutti gli ostacoli", e la sua mamma, "il mio angelo custode immenso che veglia su tutti noi, sapeva da quanto desiderassi una famiglia mia, e adesso ce l'ho".

"La mia vita, il mio lavoro, tutto ciò che ero prima non potrà mai tornare - continua Giulia - e mi sono dovuta adattare, perché amo troppo la vita per lasciarmi andare. Però quando magari gioco con i miei figli, che sono la mia forza, la tristezza svanisce dai miei pensieri e dalla mia testa, e mi sento non Giulia la malata, mi sento Giulia la mamma. Penso a cosa vorrebbero mangiare e cucino per loro, e anche i dolori fisici vengono messi in secondo piano, la priorità sono loro".

La storia di Giulia non cancella le difficoltà del percorso oncologico, né le conseguenze che porta ancora oggi. Ma racconta una possibilità importante: quella di guardare oltre la malattia, "Da quel piccolo seme che è rimasto possiamo raccogliere tanto. Anche quando tutto sembra perduto può arrivare qualcosa di inaspettato, non smettete di sperare, di sognare, la vita può ancora sorprendervi!".