Le strade gremite, i volti segnati da su tintieddu, il suono dei passi e dei campanacci che attraversa il paese. Domenica scorsa Orotelli ha accolto tantissime persone arrivate da tutta la Sardegna per vivere il Carrasecare Oroteddesu, in una giornata che ha unito comunità, memoria e futuro.

Fin dal mattino l’atmosfera era quella delle grandi occasioni. La mostra permanente di Gaspare Bosu, “Orotelli ai primi del ’900”, allestita nel caseggiato della scuola secondaria in via Nuoro, ha accompagnato i visitatori in un viaggio nella storia del paese, tra riproduzioni in scala di monumenti e scorci che raccontano un tempo non lontano.

Alle 11, in Piazza Santa Ruche, il momento più intimo e identitario: indossare su gabbanu, cospargersi il volto con su tintieddu e diventare, per un istante, unu Thurpu. Un rito che non è folclore, ma appartenenza.

Nel pomeriggio la grande sfilata ha attraversato il paese con Sos Thurpos, Sos Thurpeddos, S’Eritaju, le maschere spontanee, i carri allegorici e il tradizionale carro con i buoi. Dal rione Iscattai fino a Piazza Su Palu, la festa ha coinvolto famiglie, giovani e visitatori, in un clima di condivisione autentica. I concorsi dedicati ai gruppi in maschera, alla maschera singola, ai carri allegorici e al “Su Thurpu prus bezzu” hanno animato la giornata, accompagnati dalla musica di Davide Ledda, Fabio Puddu e Gian Michele Lai.

Non sono mancati i sapori della tradizione: vino offerto dall’Associazione Maschere Etniche Thurpos, cattas, fava e lardu per tutti, nel segno dell’ospitalità che contraddistingue Orotelli.

Al termine della manifestazione, la Pro loco Orotelli ha voluto esprimere un ringraziamento sentito: "Le strade gremite, i sorrisi, i colori e l’orgoglio negli occhi della nostra comunità hanno dimostrato ancora una volta che la tradizione non è solo memoria: è vita, è identità, è futuro".

Un grazie speciale è stato rivolto al Comune di Orotelli per il sostegno costante, all’Associazione Maschere Etniche Thurpos Orotelli per la partecipazione massiccia alla sfilata, ai piccoli Sos Thurpeddos, nei cui occhi si legge il domani della tradizione, ai Comitati San Giovanni Battista e Spirito Santo per l’energia donata alla festa e a Gaspare Bosu per aver aperto le porte della sua preziosa mostra.

Una menzione particolare è andata alla gioventù orotellese, protagonista con entusiasmo e presenza, segno concreto di una comunità che non si limita a custodire la tradizione, ma la vive e la rinnova.

A rendere ancora più significativo il Carnevale di quest’anno è l’assegnazione del marchio di qualità “Carnevali Autentici” all’Associazione Turistica Pro loco Orotelli da parte di PRO LOCO EPLI – Ente Pro Loco Italia. Un riconoscimento che certifica l’impegno nella preservazione e promozione della cultura orotellese. Il ritiro ufficiale del premio, previsto il 18 marzo 2026 alla Camera dei Deputati, a Palazzo Montecitorio, rappresenterà un momento storico per l’intera comunità.

"L’assegnazione del marchio di qualità “Carnevali Autentici” rappresenta un traguardo importante per la valorizzazione delle tradizioni locali – sottolinea Francesca Murru, presidente dell’Associazione Turistica Pro loco Orotelli –. Questo riconoscimento contribuisce a dare maggiore visibilità a Orotelli e alle sue iniziative culturali, rafforzando il legame tra comunità, storia e identità".

"Il nostro è e resta un Carnevale profondamente tradizionale, espressione autentica della nostra storia e della nostra cultura - ha commentato il sindaco Tonino Bosu -. Quest’anno, a differenza del passato, non sono stati presenti gruppi di maschere tradizionali provenienti da altri paesi. L’Amministrazione comunale e la Pro Loco di Orotelli, che come sempre ha lavorato con grande impegno, passione e cura nell’organizzazione della manifestazione, hanno scelto di rispettare la volontà dell’Associazione Maschere Etniche Thurpos di Orotelli e quella di tantissimi cittadini che continuano a ribadire con orgoglio che il Carnevale è nostro e non abbiamo bisogno di nessun altro per renderlo grande".

Il Carrasecare Oroteddesu si chiude così con un’immagine chiara: un paese unito, orgoglioso, capace di accogliere e di raccontarsi attraverso i propri riti.