C’è un istante, appena prima che l’archetto tocchi la corda di budello, in cui il tempo sembra sospendersi. In quel silenzio non siamo più nel 2026, ma nelle sale affrescate dell’Alcázar o tra i vicoli polverosi di una Siviglia opulenta, inebriata dall’oro delle Indie. Questo è l'incantesimo promesso da “Storie Spagnole del Siglo de Oro”, il nuovo appuntamento della Stagione di Musica del CeDAC, che vedrà protagonisti il violinista e musicologo Alberto Sanna insieme all'Ensemble Dolci Accenti.

Il doppio appuntamento, tra il Teatro Costantino di Macomer il Teatro del Carmine di Tempio Pausania, non è un semplice concerto, ma un’esperienza immersiva dove la musica antica si fa racconto vivo. L'Ensemble Dolci Accenti, formazione d’eccellenza nata nel 2002, ha costruito la propria identità sulla ricerca rigorosa e l’uso di strumenti originali. Sul palco, la materia sonora è viva: la viola da gamba di Daniele Cernuto dialoga con le trame dorate dell’arciliuto e della tiorba di Calogero Sportato, mentre la chitarra barocca di Davide Pili e le pulsazioni delle percussioni di Andrea Lubino restituiscono quel battito ancestrale che animava le feste popolari e i rituali di corte.

Al centro di questo universo si muove Alberto Sanna. Violinista nonché musicologo raffinato formatosi tra Milano, Boston e Oxford, Sanna non si limita a eseguire: egli “abita” le partiture, unendo il rigore della ricerca alla passione dell'interprete.Il programma è un arazzo di emozioni che attinge alla fonte preziosa del Cancionero Musical de Palacio. Si passerà dalla nobiltà malinconica dei Romances alla vitalità travolgente delle Danzas.

"In questo spettacolo raccontiamo le storie della gente che popolava le sterminate terre della Corona di Spagna", spiega Sanna. E tra le note di una Chacona di Juan Arañés o le ipnotiche variazioni sulla Follia di Diego Ortiz, sembrerà di scorgere i personaggi che hanno popolato i sogni di Cervantes o i pennelli di Velázquez: amanti abbandonati, contadini incerti e re che piangono città perdute.

Per l’Isola, questo spettacolo ha un sapore particolare. La lunga dominazione spagnola ha lasciato tracce profonde nell’estetica e nel gusto locale. Ritrovare oggi queste sonorità significa riscoprire un pezzo del nostro DNA culturale, in un dialogo tra passato e presente che solo la musica, linguaggio universale, sa rendere così vicino e umano.

Lo spettacolo, prodotto dall’Ensemble Dolci Accenti con il contributo della Fondazione di Sardegna, promette di essere un affresco vibrante di un'epoca dove "le arti fiorirono grazie alla ricchezza delle città dove affluirono i metalli preziosi", ma dove, soprattutto, il sentimento umano restava il vero motore di ogni creazione. Prepararsi all'ascolto di “Storie Spagnole del Siglo de Oro” significa predisporsi a un viaggio sensoriale dove la musica non è solo suono, ma il respiro di un'intera epoca.

Romances y glosas: “Un secolo d’oro”

Il viaggio inizia con il fascino del Romance, una forma poetico-musicale che narra storie di re, assedi e sentimenti universali. Melodie inizialmente vocali vengono "glosate", arricchite da variazioni strumentali virtuosistiche. È l'occasione per ricordare Gaspar Sanz e le sue "Rujero y Paradetas", pilastri del repertorio per chitarra barocca.

Danzas bajas y alta: “Anche i ricchi ballano”

Qui il ritmo si fa protagonista, distinguendo tra la solennità delle danze "basse" e l'energia delle "alte". Il perno di questa sezione è Diego Ortiz, autore del celebre Tratado de Glosas. Le sue Recercadas sono capolavori di improvvisazione strutturata sulla viola da gamba, con il contrasto tra il Canto llano (linea melodica semplice) e le fioriture strumentali che lo circondano.

Canciones y bailes: “La ricerca della felicità”

In questo capitolo emerge l'anima popolare e sensuale della Spagna, attingendo al Cancionero Musical de Palacio. Il Villancico e la Chacona rappresentano la gioia di vivere e la festa, nonostante le difficoltà quotidiane. La Chacona "¡A la vida bona!" di Juan Arañés è così emblematica da essere citata persino nel Don Chisciotte di Cervantes.

Caricaturas: “Altre voci”

Uno spazio dedicato all'ironia e al pittoresco, con brani che usano onomatopee o dialetti. La tricotea di Alonso de la Plaja è un esempio perfetto di come la musica potesse farsi beffe delle convenzioni, usando un linguaggio quasi nonsense per evocare atmosfere goliardiche.

Tenores: “Tieni il tempo

Il finale è un’esplosione di virtuosismo tecnico costruito su bassi ostinati (i "tenores"). Le Diferencias non sono altro che variazioni su temi celeberrimi dell'epoca, come la Follia o il Passamezzo. Strumenti come l'arciliuto, la tiorba e le percussioni creano un tappeto ritmico ipnotico su cui il violino e la viola da gamba possono sfidarsi in agilità.

Per godere appieno dello spettacolo è doveroso attenzionare il timbro unico degli strumenti, fedelissime riproduzioni degli originali curate da maestri artigiani: viola da gamba (suono profondo e quasi umano),  arciliuto e tiorba (con i loro lunghi manici, forniscono la ricchezza armonica tipica del Barocco), chitarra barocca e percussioni (fondamentali per restituire quei colori iberici fatti di sensualità e ritmo).

In definitiva, la vera magia di queste “Storie Spagnole” risiede nella loro sorprendente attualità. Quando le corde di budello vibrano e il racconto di Alberto Sanna prende vita, il confine tra il XVI secolo e il nostro presente si dissolve. Ci accorgiamo allora che quei personaggi -amanti in attesa, sovrani malinconici o contadini in festa- non sono relitti di un passato polveroso, ma riflessi specchiati della nostra stessa umanità.

La musica del Siglo de Oro, con la sua sensualità e i suoi ritmi travolgenti, non è una lezione di storia, ma un linguaggio universale che parla direttamente al cuore e ci ricorda che, nonostante i secoli trascorsi, le passioni, i dilemmi e i sogni degli uomini restano immutati.

Uscendo dal teatro, mentre l'eco dell'ultimo accordo di tiorba ancora risuona nell'aria, resta la consapevolezza che questa bellezza non appartiene solo a un'epoca lontana: è un tesoro vivo che continua a illuminare il nostro presente, dimostrando che l'oro più prezioso di quel secolo non era quello che arrivava dalle Indie, ma quello che ancora oggi sgorga da una melodia ben suonata.