Il comparto del bovino da latte in Sardegna attraversa una fase particolarmente delicata. Alla situazione economica sfavorevole si sono aggiunti, durante l'estate appena trascorsa, gli effetti sempre più pesanti del cambiamento climatico, creando una combinazione di fattori che mette sotto pressione allevamenti e filiera.

Il quadro è stato al centro dell'incontro tra Remigio Sequi, presidente e amministratore delegato della Cooperativa Latte Arborea, e Francesco Agus, assessore regionale dell'Agricoltura. Tra le principali criticità vengono indicate la riduzione del prezzo del latte rispetto al 2025, il blocco della movimentazione dei capi e il contemporaneo aumento dei costi dell'energia, delle materie prime e dei trasporti. A incidere ulteriormente sono anche i rincari delle tariffe marittime legati all'ETS. Per la cooperativa, il rischio è che le difficoltà economiche finiscano per ripercuotersi direttamente sulla consistenza degli allevamenti e, di conseguenza, sulla capacità produttiva dell'intera filiera regionale.

"La tutela della produzione alla stalla è vitale per l'intero modello cooperativo sardo. Alla luce di tali criticità confidiamo in un intervento 2026 straordinario a sostegno delle aziende agricole produttrici di latte della Sardegna, rivolto direttamente agli allevatori per sostenerne il reddito in questo momento, evitando la progressiva riduzione del patrimonio bovino, per salvaguardare la continuità produttiva e l'occupazione e preservare così una filiera agroalimentare regionale strategica - ha detto Sequi - In merito riteniamo che la strada maestra da seguire sia quella tracciata in passato dall'assessorato dell'Agricoltura con la misura di sostegno attivata dalla Regione per il comparto lattiero-caseario nel 2022, secondo una formula fiscale e finanziaria che non pesi sul "de minimis" e si adatti alle specificità del comparto agrozootecnico locale, ipotizzando un'articolazione per fasce dimensionali e prendendo a modello il criterio proporzionale per capi. L'obiettivo non è solo sostenere le singole imprese, ma preservare la capacità produttiva degli allevamenti bovini da latte della Sardegna e, con essa, tutelare l'intera filiera lattiero-casearia".

A complicare ulteriormente la situazione sono gli effetti delle alte temperature sugli animali. Un recente studio Climalat, realizzato dalla Cooperativa Latte Arborea insieme al Dipartimento di Agraria dell'Università di Sassari, ha analizzato proprio l'impatto dello stress termico sugli allevamenti del polo territoriale. I risultati evidenziano una forte componente stagionale nella produzione: "L'80% degli allevamenti del polo territoriale sia influenzato da una marcata stagionalità produttiva causata dallo stress da caldo, con perdite stimate in 15-20 milioni di litri all'anno, di cui 5-6 milioni imputabili esclusivamente alle ondate di calore estive. Durante i picchi termici, il calo produttivo può raggiungere il 20%, con un severo decadimento della qualità del latte e della fertilità animale".

Un insieme di fattori che, secondo il comparto, rende necessario un intervento per sostenere nell'immediato gli allevatori e preservare la capacità produttiva degli allevamenti bovini da latte dell'Isola.