PHOTO
Ci sono storie che il tempo non può scalfire, fili invisibili che uniscono la Barbagia al mare della Gallura nel nome della libertà. Durante le celebrazioni del 25 Aprile a La Maddalena, una delegazione ufficiale guidata dal sindaco di Sarule, Maurizio Sirca, ha reso omaggio a Giuseppe Forma, giovane marò caduto appena diciannovenne, a distanza di oltre ottant’anni dal suo sacrificio.
In un clima di profonda commozione, il sindaco Sirca, accompagnato dai nipoti di Forma e da un gruppo di concittadini, ha deposto un cuscino di fiori sulla tomba del giovane soldato nel sacrario militare del cimitero maddalenino. Giuseppe riposa lì, accanto ai suoi commilitoni e al comandante Carlo Avegno, in quella terra che lo vide protagonista di uno dei primi, eroici atti della Resistenza italiana.
La storia di Giuseppe Forma è quella di un’esistenza spezzata troppo presto. Era il 9 settembre 1943, il giorno dopo l’armistizio, quando il giovane marò originario di Sarule scelse di non voltarsi dall'altra parte. Mentre i nazisti occupavano la piazzaforte di La Maddalena, Forma si offrì volontario per combattere al fianco del comandante Avegno. Cadde sotto una raffica di mitra ai piedi del forte Carlo Felice, diventando quasi certamente uno dei primi caduti della guerra di Liberazione in Sardegna. Cresciuto in una famiglia numerosa di sette figli, rimasta orfana di padre, si era arruolato per puro altruismo: voleva che il fratello maggiore restasse a casa per aiutare la famiglia nei campi.
Il sindaco di Sarule, Maurizio Sirca, ha voluto sottolineare l’importanza di questo omaggio: “Il nostro 25 Aprile è stato un viaggio nel ricordo di Giuseppe Forma, marinaio sarulese che morì lontano da casa per la nostra libertà”, ha dichiarato. “Nell'era moderna e tecnologica, in cui i potenti della Terra sgomitano per avere un posto nella Storia, il ricordo di queste giovani vite umili, semplici e oneste, che la Storia l'hanno scritta davvero senza colpa e senza volontà, è una ferita che riprende dolorosamente a sanguinare”.
Sirca ha poi concluso con un monito contro l'indifferenza: “La 'poca memoria della Storia' è l'uomo che non impara, che non resta umano, che cancella il sacrificio di vite spezzate dall'orrore della guerra, come quella del pastore sarulese diventato marinaio maddalenino. Viva la memoria della vita, viva il dovere della memoria, viva sempre la libertà”.









