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“Salvini vuole querelarmi di nuovo, ma non può farlo per una legge che ha voluto lui”. Roberto Saviano torna nel salotto di Che tempo che fa e lo fa con il peso di una vittoria legale appena incassata: l’assoluzione per aver definito Matteo Salvini “ministro della MalaVita”. Davanti a Fabio Fazio, lo scrittore non si limita a commentare la sentenza, ma lancia un duro atto d’accusa contro quello che definisce un «uso autoritario» dei tribunali da parte del potere politico.
“Non è possibile portare gli scrittori, intellettuali, giornalisti in tribunale, da parte di un ministro è un atto assolutamente autoritario. In questi anni le prime pagine che sono state utilizzate spesso contro di me hanno reso ordinario l'attacco di un potere politico verso un intellettuale che non ha nessun altro potere se non la sua firma, le sue parole, i suoi lettori, se ce li ha. Questa vittoria ha permesso di difendere la possibilità di criticare radicalmente il potere politico”, ha detto Saviano.
Lo scrittore ha poi affrontato uno dei temi che più hanno alimentato il dibattito negli anni: l’accusa che le sue opere, in particolare Gomorra, forniscano modelli negativi ai giovani. “Come è possibile che io sia visto come un problema di Napoli? Come quando dicono che Gomorra ha permesso ai giovani di sparare. La camorra è un'organizzazione che esiste da prima del governo italiano, sotto i Borbone c'era già. Come è possibile anche solo pensare che sia stata Gomorra ad armare i ragazzini? Ma perchè lo fai? Per dire e associare in modo velenoso che chi racconta il potere criminale, sta promuovendo il potere criminale”, ha ribattuto.
“Io avevo davvero creduto che illuminare l'ombra potesse costringere la politica a intervenire fortemente, cioè messa dinnanzi ai fatti non poteva stare ferma. E anche lì, mi ero illuso: l'opinione pubblica una volta che conosce tutto questo non può prendersela con il messaggero. Ma visto che il messaggio era così insopportabile a un certo punto ho visto lo sguardo su di me” ha poi osservato Saviano.






