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Angelo Ratti, promoter milanese di 39 anni, ha denunciato di essere stato picchiato sulla spiaggia di Porto Istana, non lontano da Olbia, da un gruppo di circa trenta persone. Ratti ha definito l'aggressione "omofoba", avvenuta dopo una serata del collettivo queer “Biscotto della fortuna”, realtà conosciuta della scena milanese.
Secondo quanto raccontato da Ratti sui social, alle forze dell’ordine e successivamente in un’intervista sul canale YouTube Don Alemanno, l’aggressione sarebbe avvenuta prima di Ferragosto e avrebbe coinvolto anche tre persone che avevano cercato di intervenire in suo aiuto. Il gruppo avrebbe inoltre danneggiato parte dell’attrezzatura del collettivo, "Trenta contro uno", ha raccontato Ratti, descrivendo quella che considera un’aggressione a sfondo omofobo.
Il promoter ha ricostruito l’episodio parlando di tre momenti distinti, "Alla fine della serata sono stato aggredito prima con un pugno, e poi con diversi pugni sulla testa. Alla fine ho alzato le braccia gridando in maniera abbastanza forte e visibile a chiunque fosse ancora presente che non avrei risposto fisicamente ma che quello che stavano facendo era un attacco omofobo verbale e fisico".
Secondo il suo racconto, proprio quella reazione avrebbe provocato una nuova escalation, "Sono stato allontanato, trascinato per terra e immobilizzato. Gli altri componenti del collettivo - ha aggiunto - sono intervenuti, fra di loro una ragazza che ha rimediato una ferita alla schiena e le è stato detto 'ringrazia che sei una femmina perché sennò ti avremmo riservato lo stesso trattamento'. A quel punto sono stato trascinato in un vicolo buio, picchiato con una pietra sulla testa".
Ratti ha riferito inoltre che il proprietario del locale avrebbe rivolto al collettivo l'invito ad andarsene accompagnato da un insulto omofobo, "prendete le vostre cose e andatevene, fro..".
Quando sono arrivati i soccorsi, ancora sanguinante, Ratti racconta che gli sarebbe stato chiesto se fosse omosessuale. Successivamente, secondo quanto da lui riferito, il padre di uno dei ragazzi minorenni portati in questura lo avrebbe contattato al telefono, inizialmente per cercare un accordo e poi con "attacchi e minacce", del tipo non sai di chi è figlio quello, non potrai tornare in Sardegna".
Le indagini
Sull'episodio, secondo quanto riportato da alcuni quotidiani, sarebbe stata aperta un'inchiesta dalla Procura di Tempio Pausania. Ratti ha parlato di una sorta di "imboscata" ai danni del collettivo, che si era proposto per organizzare una serata nel locale sulla spiaggia, in una tappa intermedia tra Orosei e il successivo appuntamento del progetto.
"Credo che volessero farci scappare senza compenso, ma gli è scappata la mano", ha raccontato, descrivendo quanto accaduto come "un delirio surreale che è durato tantissimo".
Il “Biscotto della fortuna”, nato come progetto di incontro fra culture e diversità, ha già altri appuntamenti fissati anche all'estero, tra Helsinki e Berlino.
La vicenda ha intanto suscitato numerose reazioni di solidarietà. Vicinanza ad Angelo Ratti e alle altre persone coinvolte è arrivata da Milano Checkpoint, dal circolo Masada e dal circolo Amelia.
È stata inoltre lanciata una raccolta fondi online per sostenere le persone coinvolte nelle spese legali e sanitarie e per il recupero dell'attrezzatura danneggiata. Una volta recuperate le spese, quanto resterà sarà destinato a Milano Checkpoint, "Ogni contributo, anche il più piccolo, è molto più di una donazione: significa trasformare l'indignazione in cura, difesa e possibilità concreta. Significa dire ad Angelo e tutte le vittime dirette e indirette che non sono sole. Significa dimostrare che la comunità è molto più forte di chi odia".
L'appello di Alessandro Zan
Sull'aggressione è intervenuto anche l'eurodeputato del Partito Democratico Alessandro Zan, che ha rilanciato il tema della necessità di una normativa specifica contro i crimini d'odio, "Serve una legge contro i crimini d'odio, subito". Zan lo ha ribadito dopo l'aggressione avvenuta prima di Ferragosto a Porto Istana, dove Angelo Ratti è stato picchiato fra insulti omofobi da una trentina di persone.
"Non possiamo continuare ad aspettare la prossima persona picchiata per il suo orientamento sessuale o la sua identità di genere. Il governo Meloni, invece di chiudersi nel silenzio come al solito - ha scritto su Instagram -, prenda le distanze senza se e senza ma e chiami la violenza omofoba con il suo nome. Finché non ci sarà una legge contro l'odio, il governo Meloni sarà politicamente complice di un clima ostile, alimentato continuamente dalla destra, che lascia le persone Lgbtqia+ più sole ed esposte alla violenza".
Dopo quanto accaduto, Ratti ha scelto di rendere pubblica la propria testimonianza. "Dopo un gesto del genere non potevamo rimanere immobili, ma dovevamo cercare di comunicarlo", ha concluso Zan.








