Preoccupazione per il futuro del sistema di emergenza-urgenza in Sardegna. A esprimerla sono ANPAS Sardegna, Rete Nazionale Misericordie e Solidarietà e AVIS, che hanno inviato una nota alla presidente della Regione Alessandra Todde, all’assessore regionale della Sanità e agli organi di stampa per esporre le proprie osservazioni sull’introduzione del corso destinato ai cosiddetti “soccorritori più esperti”.

Le associazioni spiegano di aver appreso dagli organi di stampa dell’avvio, da parte di Areus, di un percorso formativo previsto nell’ambito della proroga e modifica della convenzione per il soccorso di base. Secondo i firmatari del documento, il corso sarebbe destinato alle organizzazioni che impiegheranno equipaggi composti da soli due operatori, anziché dai tre previsti dagli standard regionali originari del servizio 118: un autista e due soccorritori.

Per ANPAS, Misericordie e AVIS non si tratterebbe di un miglioramento del servizio, ma di una riduzione degli standard operativi e qualitativi. Le associazioni ritengono infatti che il nuovo percorso formativo rischi di essere utilizzato per giustificare equipaggi composti da un autista e un solo soccorritore, senza che vi siano, a loro avviso, adeguati riferimenti scientifici o normativi a livello nazionale.

Nel documento viene inoltre evidenziata la situazione del soccorso avanzato in Sardegna, che secondo i firmatari soffrirebbe di una carenza di medici stimata intorno al 60%, con equipaggi spesso composti dal solo autista e infermiere. In questo contesto, sostengono le associazioni, le ambulanze di base rappresentano frequentemente l’unico presidio di soccorso immediatamente disponibile.

Tra le osservazioni viene citato anche il ricorso all’elisoccorso. Secondo ANPAS, Misericordie e AVIS, considerare un elemento di eccellenza l’impiego dell’elicottero anche in ambito urbano non costituirebbe un reale indicatore della qualità del servizio e comporterebbe costi elevati e rischi operativi che, a loro avviso, non sempre vengono percepiti dalla cittadinanza.

Le organizzazioni ritengono che "sarebbe stato invece più opportuno che la Regione avesse proceduto con l’applicazione della normativa sul Terzo Settore, in vigore da ormai nove anni, anziché prorogare ulteriormente per altri due anni un sistema che presenta evidenti criticità di legittimità, promuovendo al contempo modalità di finanziamento non previste dalla normativa vigente".

Se questa è la direzione che si intende perseguire, riteniamo concreto il rischio di un ulteriore aggravamento delle condizioni del sistema di emergenza-urgenza, già oggi in forte sofferenza" sottolineano le associazioni.

Da qui l’appello alla Regione e ad AREUS: "Alla luce delle criticità evidenziate, si invita la Regione e AREUS a riconsiderare con urgenza le scelte intraprese, che rischiano di compromettere ulteriormente l’efficacia e la sicurezza del sistema di emergenza-urgenza. Si ritiene non più rinviabile un intervento strutturale che garantisca il rispetto della normativa vigente, il ripristino di adeguati standard operativi e l’avvio di un confronto trasparente con tutti gli attori del sistema. In assenza di un’inversione di rotta, il progressivo indebolimento del servizio appare inevitabile, con ricadute dirette sulla tutela della salute dei cittadini".

La nota è firmata dalla presidente di ANPAS Sardegna Lucia Coi, dal delegato regionale della Rete Nazionale Misericordie e Solidarietà Giovanni Mura e dal referente AVIS Antonio Dettori.