PHOTO
Un agente della Polizia Penitenziaria è dovuto ricorrere alle cure del pronto soccorso dopo essere rimasto ferito durante le operazioni legate a un controllo glicemico di un detenuto. L'episodio è avvenuto mercoledì 26 agosto nella sezione B della Casa Circondariale di Cagliari-Uta e, secondo il Sappe, sarebbe stato preceduto da una serie di comportamenti aggressivi da parte del detenuto.
La ricostruzione fornita dal Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria parte proprio dalle fasi precedenti all'aggressione: "Prima l'acqua lanciata contro un poliziotto, poi un pezzo di bastone utilizzato contro il personale, quindi uno schiaffo sferrato attraverso il cancello della cella. Eppure, nonostante questa sequenza di comportamenti aggressivi, il detenuto è stato fatto uscire dalla cella per effettuare un controllo glicemico. Pochi istanti dopo, un agente della Polizia Penitenziaria è finito al pronto soccorso con un trauma al braccio e al polso e una prognosi iniziale di sette giorni".
È proprio sulla decisione di consentire l'uscita dalla cella che il sindacato chiede ora chiarimenti, senza mettere in discussione la necessità di garantire al detenuto le prestazioni sanitarie. "La domanda che poniamo è semplice e doverosa: chi ha disposto l'apertura della cella e quali valutazioni di sicurezza sono state effettuate prima di far uscire un detenuto che aveva già manifestato una condotta violenta? - chiede Luca Fais, segretario regionale del Sappe Sardegna - Non contestiamo in alcun modo la necessità di garantire al detenuto le cure e il controllo sanitario di cui aveva bisogno. Contestiamo, invece, una gestione del rischio che deve essere necessariamente approfondita".
Sulla vicenda interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, che esprime "la piena solidarietà al collega ferito, al quale auguriamo una pronta guarigione", ma sollecita risposte sulle decisioni assunte prima dell'accaduto. "Non basta registrare l'ennesima aggressione e contare i giorni di prognosi di un poliziotto. Occorre capire cosa sia accaduto e, soprattutto, perché sia stato deciso di aprire la cella di un detenuto che aveva già dato evidenti segnali di aggressività. Chiediamo di conoscere chi abbia impartito la disposizione, quali valutazioni siano state effettuate e quali misure di sicurezza siano state predisposte. La salute del detenuto va garantita. Ma proprio per questo le attività sanitarie devono essere organizzate in modo da tutelare anche chi deve garantire materialmente la sicurezza durante queste operazioni. Non esiste un diritto alla salute del detenuto contrapposto al diritto alla sicurezza del poliziotto penitenziario".
Il Sappe chiede quindi che venga ricostruita nel dettaglio la gestione dell'intervento, dalle decisioni che hanno preceduto l'apertura della cella fino alle misure adottate per tutelare il personale durante il controllo sanitario.








