"Interventi non cruenti, efficaci e rispettosi degli animali" sono richiesti dalla LAV Cagliari, che interviene nel dibattito sull’ipotesi di abbattimento delle cornacchie.

"Ancora una volta - spiega l'associazione animalista attraverso una nota - di fronte a disagi urbani e criticità gestionali, si prova a trasformare gli animali nel bersaglio più facile. Questa volta tocca alle cornacchie, descritte come 'aggressive' e pericolose per i cittadini sulla base di segnalazioni vaghe, lamentele generiche e riferimenti a presunti 'attacchi ai cestini dei rifiuti', ben lontani dal configurare una reale emergenza di sicurezza pubblica".

La LAV prosegue sostenendo che si tratta di "un copione che si ripete da anni anche per altre specie selvatiche: si amplifica la percezione del pericolo, si alimenta la paura e si prepara il terreno alla richiesta di abbattimenti, proponendo l’uccisione degli animali come l’unica soluzione inevitabile".

La nota affronta poi il tema dei presunti episodi di aggressione, "In decenni di presenza sul territorio LAV non ha mai registrato un fenomeno di attacchi reali delle cornacchie alle persone. Gli episodi descritti vengono spesso ricondotti in modo improprio a una presunta 'aggressività' animale, quando invece sarebbe necessario distinguere tra comportamento naturale, difesa del territorio e dei piccoli, ricerca di cibo e cattiva gestione dell’ambiente urbano".

L’associazione esprime quindi "piena solidarietà alle persone coinvolte in episodi che abbiano comportato ferite o spavento", ma invita a "evitare ricostruzioni strumentali che trasformano singoli eventi, spesso complessi e da verificare con attenzione, in campagne contro un’intera specie".

"Le cornacchie - prosegue la nota - sono animali selvatici che cercano di sopravvivere in ambienti sempre più ostili, alterati e invasi dall’essere umano. Attribuire loro una pericolosità sociale senza dati seri e verificabili significa costruire un nemico artificiale e legittimare una risposta violenta".

La LAV ribadisce quindi la propria contrarietà agli abbattimenti, chiedendo alle istituzioni di aprire "un confronto serio con le associazioni animaliste e con le competenze scientifiche" e indicando, tra le possibili soluzioni, una migliore gestione dei rifiuti, cassonetti anti-intrusione, dissuasori, interventi di prevenzione e, dove praticabili, metodi ecologici di controllo della fertilità.

In conclusione, l’associazione afferma che "la tutela della sicurezza urbana non passa dall’abbattimento delle cornacchie", ma da "amministrazioni capaci di affrontare i problemi senza trasformare gli animali nel capro espiatorio di ogni disagio", ribadendo che "la convivenza con gli animali selvatici va governata, non militarizzata".