Un'indagine condotta dal Rapporto Pit Salute 2026 di Cittadinanzattiva mette in luce le lunghe attese per esami medici cruciali. Secondo il rapporto, riportato in un articolo della giornalista Livia Parisi, una colonscopia urgente, consigliata entro 72 ore, può richiedere fino a 31 giorni di attesa. Allo stesso modo, per una mammografia da eseguire entro 10 giorni, l'attesa può arrivare a 102 giorni se non programmata, e addirittura a 480 giorni se programmata.

Il rapporto ha analizzato 14.176 segnalazioni raccolte nel 2025 ed evidenzia le sfide che i pazienti affrontano nell'accesso ai servizi sanitari. La presentazione della nuova edizione del rapporto oggi coincide con il trentesimo anniversario dell'iniziativa 'Punti di Intervento e Tutela' di Cittadinanzattiva, che come riporta la collega ha raccolto oltre mezzo milione di segnalazioni sulle criticità legate alle cure nel corso degli anni. Nel corso del tempo, sono emerse nuove tipologie di problemi nel sistema sanitario.

Il trend, si legge, "mostra un servizio sanitario in uno stato di sofferenza strutturale, con una diminuzione di problematiche sulla qualità e sicurezza delle prestazioni sanitarie a un aumento di quelle legate al vero e proprio accesso alle cure".

Nel 2025, come riportano i dati elencati da Livia Parisi, quasi la metà delle richieste di assistenza (48%) riguardano l'accesso a visite mediche ed esami diagnostici come TAC, risonanze magnetiche ed ecografie. Più della metà dei cittadini che hanno segnalato problematiche lamentano tempi di attesa superiori a quelli previsti dal codice di priorità indicato nella prescrizione medica. Ad esempio, per una visita cardiologica che dovrebbe avvenire entro 10 giorni, si possono arrivare ad attendere fino a 42 giorni, mentre per una visita oculistica programmata si può arrivare fino a 483 giorni di attesa. Per una visita ginecologica di controllo non urgente, sempre secondo il report, l'attesa può addirittura superare i due anni, mentre per le visite oncologiche si può arrivare a dover aspettare fino a sei mesi. Dopo le lunghe liste d'attesa, il secondo problema più critico (con il 20% delle segnalazioni) riguarda, come riporta l'articolo della collega l'assistenza territoriale, ovvero la difficoltà nel ricevere risposte tempestive dai medici di base, dai servizi di salute mentale, dalle residenze per anziani e dall'assistenza domiciliare. Inoltre, si sta registrando un aumento dei problemi legati all'assistenza per le protesi.

"Si tratta - commenta in merito il ministro della Salute Orazio Schillaci - di criticità che si sono cronicizzate negli anni a cui il governo sta fornendo risposte con provvedimenti mirati. Penso agli interventi sulle liste d'attesa la piattaforma nazionale con la quale abbiamo monitorato 65 milioni di prenotazioni che ha restituito dei miglioramenti in 16 regioni su 21. È un'operazione di trasparenza mai avvenuta prima".

Il prossimo 14 giugno, per la Giornata dei diritti del Malato, come riporta Parisi l'associazione sarà in piazza per celebrare questi 30 anni di attività con 60 iniziative di piazza in tutto il Paese. In questi anni molte sono state le vittorie, dal riconoscimento degli indennizzi per il sangue infetto all'abolizione del superticket nel 2020. Ma molte ancora le battaglie da fare.

"Oltre ai tempi di attesa - spiega Anna Lisa Mandorino, segretaria di Cittadinanzattiva - c'è la riforma per l'assistenza per gli anziani non autosufficienti da implementare. Va poi riconosciuto il ruolo del caregiver familiare, figura essenziale per il welfare ma ancora priva di tutele effettive". E ancora molta strada c'è da fare per le Case di comunità "che rimangono in molti casi strutture di poca utilità per le comunità di riferimento".