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Le proteste contro il caro vita, nate per dare voce alle difficoltà economiche dei cittadini, sono sfociate in episodi di violenza e danneggiamenti in alcune città italiane. Dopo i disordini registrati a Milano e Torino, "Italia in piazza", realtà che ha contribuito all'organizzazione delle manifestazioni di sabato, prende le distanze dagli episodi e annuncia l'intenzione di strutturarsi per proseguire la mobilitazione.
"Il nostro percorso era stato concordato con la questura con cui abbiamo mantenuto contati costanti, quello che è successo dopo non era previsto - spiega al telefono con l'ANSA uno dei portavoce di 'Italia in piazza', Francesco Barbara, che vive a Torino -, si è trattato di dinamiche di piazza di quelle città, noi volevamo solo fare questa manifestazione per supportare un moto di protesta che ormai è generalizzato anche in Italia".
Barbara spiega che l'obiettivo era offrire un supporto organizzativo ai cittadini intenzionati a manifestare contro il carovita, affinché le loro richieste trovassero spazio nel dibattito pubblico.
Il portavoce prende però le distanze dagli episodi che hanno segnato soprattutto la giornata di sabato a Milano: "ma non era il nostro intento - spiega -, non erano persone che partecipavano alla nostra manifestazione. Per questo ora ci stiamo organizzando per darci una struttura e portare avanti le proteste, in un modo più organizzato".
Il movimento intende inoltre distinguersi da altre realtà nate attorno alle proteste contro il carovita. Barbara chiarisce che "Italia in piazza" non è collegata al "Movimento 17 ottobre", che ha convocato nuove manifestazioni per il prossimo sabato.
"Non c'entriamo nulla - sottolinea -, per questo ci stiamo organizzando per rendere distinguibile la nostra rivendicazione e chiarire il nostro messaggio".
L'obiettivo dichiarato resta quello di tornare in piazza in diverse città italiane, mantenendo al centro le rivendicazioni legate al costo della vita e alle difficoltà economiche dei cittadini.
Meloni e Salvini condannano le violenze
Gli episodi di Milano, dove si sono registrati scontri con le forze dell'ordine, danneggiamenti e saccheggi, hanno alimentato il confronto politico sulla sicurezza e sulla gestione delle manifestazioni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha condannato le violenze, chiedendo alle forze politiche una posizione netta.
La premier ha richiamato anche "le reticenze che diventano giustificazione: l'opposizione non sia ambigua", sollecitando una condanna esplicita degli episodi.
Nei giorni precedenti, intervenendo sulle proteste studentesche e sugli scontri registrati in diverse città, il vicepremier Matteo Salvini aveva dichiarato: "Abbiamo studenti che lanciano pietre contro la polizia, quelli non sono studenti. Sono criminali e delinquenti, che è un'altra cosa".
Salvini aveva inoltre distinto le manifestazioni pacifiche da quelle degenerate in violenze, citando il lancio di bottiglie, petardi e pietre contro le forze dell'ordine.
Il vicepremier ha inoltre rilanciato la proposta della Lega per introdurre misure più restrittive contro le violenze giovanili, con particolare riferimento alla cosiddetta legge anti-maranza e alle regole per la concessione della cittadinanza. Tra le misure annunciate figura la possibilità di negare la cittadinanza ai giovani che commettono determinati reati, a partire dallo spaccio di droga.








