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Perquisizioni in diverse città italiane nei confronti di 17 persone, tra cui 14 minorenni, nell'ambito di un'inchiesta su presunte attività di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con le aggravanti contestate legate al terrorismo.
Durante le operazioni, effettuate dai carabinieri del Ros e dagli agenti della Digos, sono state sequestrate anche armi bianche, tra cui coltelli, oltre a vessilli e oggetti riconducibili alla simbologia nazista.
Secondo quanto emerso dalle indagini, gli indagati avrebbero diffuso online contenuti di matrice suprematista e neonazista, esaltando attentatori responsabili di stragi e propagandando anche il gruppo suprematista "The Base". Nei canali monitorati sarebbero inoltre stati condivisi manuali di autoaddestramento e indicazioni relative a tecniche per la realizzazione di azioni dirette.
Tra i contenuti finiti al centro dell'inchiesta ci sarebbero anche giochi online nei quali venivano simulate virtualmente uccisioni di persone appartenenti a minoranze etniche.
Alcuni degli indagati partecipavano alla "Chat del Nuovo Ordine Europeo" e al gruppo denominato "Fronte Fascista Italiano", dove sarebbero stati pubblicati messaggi e contenuti contro ebrei, omosessuali e persone di colore. Gli investigatori hanno inoltre documentato la diffusione di materiali relativi ad attentatori suprematisti, tra cui Brenton Tarrant, autore degli attacchi alle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda, nel 2019.
Le perquisizioni sono state effettuate dai carabinieri del Ros con il supporto dei Comandi Provinciali di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento, e dagli agenti della Digos della Questura di Verona, coordinati dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione. Alle attività hanno inoltre preso parte le Digos di Napoli, Benevento, Brescia e Trento.
L'inchiesta punta a ricostruire la rete di rapporti tra gli indagati e le modalità attraverso cui i contenuti di propaganda e incitamento alla violenza venivano diffusi online. Per le persone coinvolte si tratta, allo stato, di contestazioni nell'ambito dell'indagine: eventuali responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi competenti.







