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Nuovi e drammatici sviluppi emergono dall'indagine sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio scorso a Bordighera, in provincia di Imperia.
Agli atti dell'inchiesta è stata acquisita la testimonianza della sorella maggiore, una bambina di 9 anni, che ha raccontato le ultime ore di vita della piccola descrivendo una situazione di grave sofferenza. "Più la tenevi su e più la testa cadeva in avanti. Aveva tutto il corpo e le labbra viola. Già lì stava molto male", ha riferito la bambina agli investigatori.
Secondo l'accusa, la madre della piccola, Emanuela Aiello, 44 anni, non solo avrebbe partecipato ai maltrattamenti contestati, ma avrebbe anche assistito "senza muovere un dito" alle violenze attribuite al proprio compagno.
Nei giorni scorsi, dopo l'arresto della madre, è stato arrestato anche il compagno della donna. Entrambi sono accusati di maltrattamenti aggravati continuati nei confronti della bambina.
Gli investigatori avrebbero trovato nel telefono cellulare dell'uomo fotografie che ritrarrebbero Beatrice con il volto tumefatto, immagini che sarebbero state scattate dopo presunti episodi di violenza.
Tra il materiale sequestrato figurerebbe inoltre un video nel quale alla bambina verrebbe imposto di fumare una sigaretta mentre gli adulti presenti ridono. Nelle immagini, secondo quanto emerso dagli atti, la piccola scoppierebbe in lacrime.
La tragedia si è consumata nella villetta dove Beatrice viveva insieme alla madre, al compagno della donna e alle due sorelline.
Gli elementi raccolti nel corso delle indagini hanno portato all'emissione di un nuovo provvedimento cautelare nei confronti dell'uomo.
Nel provvedimento, i magistrati parlano di "indizi gravissimi" e descrivono quanto ricostruito dagli investigatori come "Una sequenza di vessazioni con modalità atroci".
L'inchiesta prosegue per chiarire nel dettaglio le responsabilità dei due indagati e ricostruire tutti gli episodi di presunti maltrattamenti che avrebbero preceduto la morte della bambina.
Le accuse dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario e gli indagati sono da considerarsi non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva.










