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Ancora oggi, nel 2026, il corpo delle donne resta purtroppo uno spazio pubblico: osservato e commentato continuamente, anche quando racconta qualcosa che andrebbe ascoltato per essere compreso, e non giudicato.
È il caso dell'attivista e influencer Giorgia Soleri, che nei giorni scorsi ha risposto sui social a una domanda ricevuta da un utente: “Ma sei incinta? Senza offesa sia chiaro, ma mi sembri piuttosto ingrassata (sei sempre bellissima)”. Una frase che, nelle sue apparenti innocenza e curiosità, riassume una dinamica ancora profondamente radicata nella nostra società: l'implicito diritto di esprimere liberamente opinioni sul corpo altrui, soprattutto quando si tratta di corpi femminili, senza pensare a come chi lo ricevo si potrebbe sentire.
La risposta di Giorgia non si è limitata alla replica personale, ma ha voluto cogliere l’occasione per riportare l’attenzione su una patologia spesso invisibile e che colpisce circa una donna su 9: l’endometriosi, che, tra i suoi sintomi, può includere il cosiddetto “endobelly”, un marcato gonfiore addominale marcato.
"Quella pancia gonfia che vedete […] per tante di noi si chiama endobelly", ha spiegato la Soleri, che ha evidenziato anche un altro aspetto -. Se io fossi alla ricerca di una gravidanza che non arriva, quella domanda avrebbe potuto spezzarmi".
Nel suo intervento, Soleri ha messo in discussione anche la pressione sociale legata all’aspetto fisico: “Anche da malata, la cosa più sconveniente per una donna è non compiere sforzi sovrumani per risultare il più bella possibile - ha detto -. Non voglio essere bella. Voglio essere ascoltata, creduta, curata.”
OLTRE IL SINGOLO CASO
L'episodio ha riaperto un dibattito che spinge al di là deI social: fino a che punto è considerato appropriato commentare il corpo di qualcuno? In un contesto in cui si cerca di sensibilizzare su questioni delicate come l'endometriosi, casi simili evidenziano la necessità persistente di lavorare sul linguaggio e sui preconcetti culturali.







