Mentre il prezzo del greggio accenna a una discesa tra le tensioni internazionali legate al conflitto nel Golfo, la quotazione del gasolio non arresta la sua corsa. Il blocco delle raffinerie, le scorte ridotte ai minimi storici da giugno 2022 e le conseguenze dello stop alle esportazioni imposto dalla Russia continuano a spingere in alto i listini.

Alla pompa, i rincari si susseguono per il quarto giorno consecutivo puntando verso quota 2,10 euro al litro. Di conseguenza, l'effetto dello "sconto" fiscale varato appena una settimana fa dal Governo si è già di fatto dimezzato: il prezzo medio nazionale è inferiore di soli 8,8 centesimi rispetto a sette giorni fa, a fronte di un taglio teorico delle accise di 17 centesimi (IVA inclusa).

Non va meglio sul fronte benzina, dove la media in modalità self-service sfiora i 2 euro al litro, superando la soglia psicologica se si considerano anche le stazioni della rete autostradale.

La misura d'emergenza decisa dal Consiglio dei Ministri lo scorso 27 luglio — un taglio temporaneo di 17 centesimi sul solo gasolio — si avvia alla scadenza fissata per il 6 agosto. L'esecutivo si trova così costretto a studiare urgentemente nuovi interventi per arginare una crisi energetica alimentata dal contesto geopolitico e dalle tensioni in Medio Oriente tra Stati Uniti, Israele e Iran.

All'interno del Governo sono in corso consultazioni per definire le prossime mosse. Tra le ipotesi sul tavolo resta da sciogliere il nodo principale: decidere se prorogare le agevolazioni limitandole ancora al solo gasolio o se ampliare il perimetro del calo delle accise anche alla benzina, per dare respiro a una platea più ampia di automobilisti.