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Questa mattina Laura Rizzi è tornata in Sardegna. È arrivata ieri con il traghetto da Livorno a Olbia, scegliendo di essere qui oggi, 28 marzo, una data che per lei non è casuale: è il giorno in cui ricorre la scomparsa della madre, Silvana Gandola, la 78enne torinese sparita nel 2021 dalla spiaggia di San Silverio, ad Aglientu.
Un ritorno carico di significato, nello stesso luogo dove la madre ha vissuto gli ultimi momenti della sua vita. Qui Laura torna per cercare risposte che, a distanza di cinque anni, ancora non ci sono.
“Io non chiedo vendette – mi dice –. Chiedo rispetto. Chiedo che la morte di mia madre non venga liquidata come una fatalità da dimenticare. Chiedo che venga riconosciuta, prima di tutto, la sua umanità: quella di una donna anziana, fragile, rimasta sola dopo la perdita di suo marito, e che aveva bisogno soltanto di vicinanza, affetto e sincerità”.
Il ritrovamento dei resti di Silvana Gandola, avvenuto dieci mesi dopo grazie ad alcuni cacciatori, in un’area particolarmente impervia e a poca distanza dal luogo della scomparsa, non ha mai posto fine ai dubbi. Laura continua a convivere con un dolore profondo e con il peso di non sapere cosa sia realmente accaduto.
“Di mia madre non è stato restituito un corpo su cui piangere – spiega con dolore Laura –. Sono stati ritrovati soltanto vestiti, oggetti personali e resti ossei parziali, peraltro non integri. Ed è proprio questo a rendere tutto ancora più devastante: non poterle dare una degna sepoltura, non poter chiudere un cerchio, non poter nemmeno affidare fino in fondo il proprio dolore a una verità chiara e definitiva”.
Da quel 28 marzo 2021 porta avanti una battaglia solitaria per ottenere verità e chiarezza. Una figlia a cui è stata strappata la madre.
“Sono passati cinque anni e, da allora, la mia vita si è fermata nel punto esatto in cui è scomparsa mia madre – racconta con il cuore in gola –. Da figlia, convivere con questa storia significa portare dentro ogni giorno un dolore che non trova pace. Non solo per la perdita in sé, ma per le modalità in cui tutto è accaduto e per il senso di sospensione, impotenza e solitudine che continua ad accompagnarmi”.
Nel 2023 avevamo raggiunto insieme Laura proprio nella spiaggia di San Silverio, luogo della scomparsa. In una lunga video-intervista (vedi in basso), allora come oggi, Laura chiedeva risposte.
“Una figlia non dovrebbe mai essere costretta a fare i conti con un’assenza tanto crudele – sottolinea oggi Laura ricordando la mamma –. Una figlia non dovrebbe trovarsi a vivere anni di domande senza risposta, di attese, di speranze interrotte, di ricostruzioni che non convincono, di dubbi che restano lì, immobili, a consumare ogni giorno della propria esistenza”.
Le ultime ore di Silvana Gandola
Silvana Gandola viveva in Sardegna con una donna che si occupava di lei.
Secondo il racconto della badante, quella mattina le due erano uscite di casa per una passeggiata in spiaggia. A un certo punto, però, l’anziana si sarebbe allontanata, dirigendosi verso una zona caratterizzata da fitta vegetazione.
La denuncia ai Carabinieri fu presentata dalla badante intorno alle 22 dello stesso giorno, mentre la figlia Laura venne avvisata alcune ore prima, alle 19:01, con un messaggio: “Laura appena puoi chiamami è urgente”.
Nonostante le ricerche, nell’immediato non fu trovata alcuna traccia della donna. Solo dieci mesi dopo vennero rinvenuti i resti, in un punto difficile da raggiungere. In seguito, la Procura di Tempio Pausania ha chiesto l’archiviazione del caso.
Una ricostruzione che Laura Rizzi non ha mai condiviso. “Soltanto volando sarebbe riuscita ad arrivare nel luogo del ritrovamento”, ha più volte sostenuto, evidenziando come, secondo i cacciatori che scoprirono i resti, non esistessero sentieri per raggiungere quell’area, tanto più indossando un paio di ballerine.
“All’inizio si è parlato di scomparsa – spiega oggi Laura –. Poi, col tempo, sono emersi elementi, circostanze, dettagli che avrebbero meritato, a mio avviso, maggiore attenzione e approfondimento. Eppure, ancora oggi, la sensazione è quella di una verità incompleta, di una storia rimasta sospesa, di una tragedia archiviata troppo in fretta nel silenzio e nell’indifferenza”.
Nel corso degli anni Laura si è affidata a un team di esperti, tra cui la criminologa Roberta Bruzzone, l’antropologa e odontologa forense Chantal Milani, il geoarcheologo forense Pier Matteo Barone, con il supporto dell’associazione Penelope Sardegna e del presidente, l’avvocato Piscitelli. Elementi che, a suo avviso, evidenzierebbero criticità e lacune nelle indagini.
“Quando una madre scompare in circostanze così dolorose e ciò che resta sono solo pochi segni materiali della sua esistenza, il lutto diventa qualcosa di ancora più duro: non ha un luogo preciso dove fermarsi, non ha una forma definita, non ha pace. Rimane aperto, vivo, incessante”, continua Laura.
“Vi parlo perché il tempo passato non cancelli il valore di una vita. Perché il silenzio non seppellisca anche la memoria. Perché dietro questa vicenda non ci sono solo atti, ipotesi, omissioni o ricostruzioni: c’è una madre, e c’è una figlia che da cinque anni continua a chiedere verità”.
Per Laura, la verità potrebbe essere diversa da quella finora ricostruita. “Tutti i consulenti sono d’accordo: mia madre potrebbe essere scomparsa il giorno prima perché nessuno l’ha vista su quella spiaggia, su quelle strade. C’è solo la badante che dichiara di averla portata lì. Non c’è nessuna testimonianza che confermi che mia madre sia arrivata lì, in quella spiaggia. Secondo me mia madre potrebbe essere sparita già dal sabato pomeriggio. Io ho parlato con lei sabato a pranzo e poi basta perché la governante non me l’ha più passata, o per una ragione o per l’altra. Eppure, questa donna, nelle dichiarazioni rilasciate ai carabinieri dirà ‘ci siamo incamminate, abbiamo aperto il cancello insieme, siamo andate insieme’, parla sempre al plurale. ‘Abbiamo deciso di fare una passeggiata a piedi’. Peccato, però, che nel momento in cui io telefono e chiedo di mia madre non me la passa. E poi, come può non averla vista nessuno? C’era il ragazzo che correva, la coppia…”.
“Non so se questa verità arriverà mai pienamente. Ma so che una storia come questa non dovrebbe lasciare indifferente nessuno. E so che mia madre merita molto più del silenzio. Continuerò a cercarla nella verità, nella memoria e nella giustizia che, spero, prima o poi, possa avere il coraggio di guardare davvero questa vicenda”.







