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C'è la svolta nelle indagini sulla morte di Davide Calvia, il 37enne sassarese morto il 12 aprile 2023 nelle acque del Golfo dell'Asinara dopo essere uscito in barca in compagnia del cugino Giovannino Pinna, 38. Proprio per quest'ultimo la Procura di Sassari ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di omicidio volontario. Pinna, dopo aver ucciso Davide, avrebbe inscenato un incidente in mare facendo inabissare la barca sulla quale si trovavano per nascondere le prove.
Una tesi che la famiglia Calvia sosteneva da tempo, anche alla luce dei silenzi dietro i quali si è trincerato da subito l'indagato che il 27 maggio prossimo dovrà presentarsi in Tribunale a Sassari per l'udienza preliminare.
NADIA CALVIA: "CI SPERAVO DA TEMPO"
"Finalmente una notizia positiva – commenta Nadia Calvia, sorella di Davide, intervistata da Sardegna Live –. Era quello che speravo e aspettavo da tempo. Finalmente ci avviamo a chiudere queste indagini, visto e considerato che gli elementi ci sono tutti".
"A fine maggio ci sarà l'udienza preliminare e spetterà al giudice valutare se gli elementi raccolti sono sufficienti per andare a processo, cosa che credo sia urgente e necessaria visto che secondo noi si è trattato di omicidio a tutti gli effetti".
"IL MOVENTE? FORSE UNA LITE FINITA MALE"
"La barca a bordo della quale quel giorno si trovavano mio fratello e mio cugino è stata fatta affondare volutamente. Questo è un dato di fatto visto che è poi stata individuata e recuperata dal fondo del mare. Adesso Giovannino dovrà rispondere di omicidio volontario, naufragio colposo e furto della barca".
C'è un'ipotesi sul movente? "Purtroppo no – afferma Nadia Calvia –. Si dicono tante cose, per quanto ne so io potrebbe essere stata anche una discussione finita male. Davide e Giovannino, come spesso accade fra amici, andavano d'accordo ma capitava anche che avessero momenti di contrasto. Forse erano poco lucidi e la cosa è degenerata. Che Giovanni possa averlo colpito improvvisamente e, resosi conto di aver esagerato, abbia inscenato l'incidente? Che gli sia sfuggita la situazione di mano?".
"Per il momento non è chiaro, ma in ogni caso avrebbe dovuto ammettere le proprie responsabilità. Se anche fosse stato il tragico esito di una lite, doveva assumersi le colpe e raccontare la dinamica dei fatti. Se fosse successo a parti inverse, sono certa che mio fratello si sarebbe comportato diversamente e avrebbe affrontato il processo con maggiore dignità".
"GIOVANNINO È UN BUGIARDO"
"Giovanni invece – prosegue Nadia Calvia intervistata da Sardegna Live – è nato bugiardo e questa è la dimostrazione della sua natura. Sappiamo tutte le menzogne che ha raccontato, a partire dal fatto che Davide gli sarebbe morto annegato davanti. A causare la morte di mio fratello, invece, sono stati politraumi e contusioni non compatibili con gli scogli. Il corpo parla chiaro, l'autopsia non sbaglia".
"Io ho a disposizione anche le relazioni dei periti che hanno esaminato la barca: è stata fatta affondare, non è affondata da sola per un naufragio e, soprattutto, se fosse affondata da sola sarebbe affondata nelle acque di Stintino e non in quelle di Platamona, perché l'SOS è stato lanciato a Stintino. Quando Giovannino ha allertato i soccorsi, li ha informati del fatto che stavano imbarcando acqua e li avrebbero attesi in mare con mute e salvagenti, invece nessuno li ha trovati nel punto che è stato segnalato".
IL SILENZIO DI PINNA
"Per come lo conosco io – conclude Nadia Calvia –, lui il 27 maggio si avverrà nuovamente della facoltà di non rispondere. Ne sono certa. Ma se stai zitto stai continuando ad ammettere le tue colpe. Quello che ha raccontato basta già a capire che ha mentito continuamente. Chi studia il mare, i venti, le correnti è in grado di valutare se una ricostruzione è verosimile o meno. L'unica cosa certa è che le cose non sono andate come dice lui".





