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"Ho deciso di dire addio al calcio. Anche se una piccola porta la lascio ancora aperta. Chissà, non si sa mai. Ma al momento, sto bene così. È iniziata una nuova pagina della mia vita". Nella lettera estesa di Leonardo Pavoletti, attaccante che ha giocato per squadre come Cagliari, Napoli, Sassuolo, Genoa e la Nazionale con una presenza e un gol segnato, questo è un passaggio particolarmente rilevante. Il testo è stato reso pubblico sul sito del noto giornalista Gianluca Di Marzio.
Leonardo Pavoletti aveva detto addio al Cagliari alla fine della scorsa stagione, ma non aveva intenzione di ritirarsi dal calcio. Tuttavia, aveva dei dubbi sul suo futuro a causa di un problema al ginocchio. Adesso, quei dubbi si sono trasformati in una decisione quasi definitiva: recentemente è stato ammesso a un corso per diventare direttore sportivo, segnando così l'inizio di una possibile nuova carriera lontano dal campo, magari dietro una scrivania o alla ricerca di nuovi talenti in giro per il mondo.
Nella lettera Pavoletti ripercorre la sua vita da calciatore. Incertezze comprese: "A sedici anni ero in panchina e neanche in un club professionistico, ma nell'Armando Picchi, club di Serie D. Ero in juniores. Difficile pensare di poter diventare un calciatore".
E invece ecco la seria A: "A Sassuolo e, soprattutto, a Genova. Una città di mare che viveva di calcio, una rosa che sognava grandi obiettivi. E Gasperini in panchina. Un genio. Anche se dopo tre giorni mi massacrò davanti a tutti con un video tattico per dei movimenti sbagliati. Ero appena arrivato, era impossibile che potessi già averli imparati. Gli ultimi due mesi, magici. Ero il titolare di una squadra che stava conquistando l'Europa. Vincevamo. Segnavo. Eccome se segnavo. E tutto Marassi urlava il mio nome. Tra i momenti più belli della mia vita. Un bambino che viveva un sogno. Il nome scritto sulla maglia. Uno stadio che canta per te. Ero diventato Pavoloso".
Poi Cagliari. E il gol promozione nella finale play off con il Bari: "Se vinciamo, torniamo in A. Non aspettavo altro, ma Ranieri mi tiene in panchina. Quella maledetta panchina, come quando ero ragazzo. Il tempo scorre, 0-0. Entro solo all'89'. Ma la vita me lo ha insegnato, ogni minuto può essere importante. Mi sono allenato per questo. Cross dalla destra, ci arrivo prima di tutti. 0-1, siamo in Serie A. Tutto riassunto in 5 minuti. Mi è capitato di ripensarci".








