Gabriele Gravina alza la voce dopo le critiche ricevute nelle ultime settimane a seguito della disastrosa partita degli Azzurri contro la Bosnia, che ha decretato l'esclusione della Nazionale italiana dal terzo Mondiale consecutivo. "Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno", afferma in una intervista rilasciata al Corriere della Sera.

L'ex presidente della Figc riporta all'attenzione alcuni degli episodi che sul campo hanno decretato gli ultimi fallimenti azzurri, spostando l'attenzione sugli errori dei calciatori: "Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato 2 rigori con la Svizzera, 3 palle gol con la Bosnia, poi dal dischetto ne ho tirato uno alto e uno sulla traversa...".

"Mi sono dimesso - spiega - perché mi assumo le mie responsabilità - Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Le dimissioni sono un ultimo atto di amore verso il calcio. Non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Avevo pensato di farmi da parte già prima dei playoff per i vincoli e gli impedimenti che frenano la crescita e lo sviluppo del movimento".

"Tutto ciò - prosegue - è frustrante. Alla fine ho deciso di rimanere e ho accettato questa via crucis. Ora vivo quasi recluso tra casa e Federazione. Successore? Non tirerò la volata a nessuno. E' folle pensare che possa fare accordi. Serve unità d'intenti e anteporre il bene comune alla difesa dei propri orticelli", conclude.