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Il via libera definitivo al Piano casa 2026 da parte del Governo centrale accende lo scontro istituzionale con la Regione Sardegna, che esprime una ferma e netta contrarietà verso la nuova linea delle politiche abitative nazionali. Secondo l'esecutivo guidato da Alessandra Todde, la riforma statale mina direttamente le prerogative autonomistiche in materia di urbanistica, pianificazione territoriale e gestione dei beni collettivi, riducendo drasticamente la capacità d'azione degli enti locali nelle decisioni strategiche per lo sviluppo delle città.
Il primo fronte di contestazione riguarda proprio l'equilibrio dei poteri e la gestione del territorio, ambiti nei quali la Sardegna vede un rischioso accentramento delle decisioni a favore di Roma. A spiegare la posizione della giunta è l’assessore degli Enti locali, Finanze e Urbanistica Francesco Spanedda: "Pur prendendo atto delle modifiche introdotte durante l'iter parlamentare, rimangono elementi che comprimono il ruolo delle Regioni e degli enti territoriali nelle scelte che riguardano il governo del territorio". I timori della Regione si concentrano in particolare sulla compressione degli spazi di programmazione locale e sull'introduzione di corsie preferenziali regolate da figure straordinarie.
"Ci preoccupano i poteri attribuiti alle strutture commissariali, il ridimensionamento della programmazione regionale e il ricorso a fondi e strumenti finanziari nella gestione del patrimonio pubblico - chiarisce Spanedda - Le trasformazioni urbanistiche devono essere guidate dalla pianificazione e dall'interesse delle comunità, non da procedure straordinarie o da logiche finanziarie. Ancora più grave - prosegue - è l'idea che il patrimonio pubblico possa essere utilizzato come leva per obiettivi definiti altrove. Per la Sardegna quei beni rappresentano una risorsa strategica per lo sviluppo dei territori e devono continuare a produrre valore per le comunità che li esprimono".
Al severo giudizio sull'assetto urbanistico e finanziario si affianca una dura critica sul versante puramente sociale e assistenziale del provvedimento. Dagli uffici della Regione si sollevano forti perplessità sulla reale efficacia delle misure contro l'emergenza abitativa, un tema particolarmente sentito nell'Isola e sul quale l'amministrazione sarda dichiara di aver già stanziato circa mezzo miliardo di euro.
L'assessore dei Lavori pubblici Antonio Piu evidenzia l'inadeguatezza della risposta governativa rispetto al reale fabbisogno dei cittadini: "E' molto lontano dal rappresentare una soluzione anche solo accennata alla difficoltà di trovare un alloggio dignitoso - spiega - un problema che colpisce duramente le nostre comunità". In questo scenario di totale distanza tra le priorità romane e le esigenze sarde, l'esecutivo regionale si prepara a difendere la centralità delle proprie comunità e la propria autonomia di pianificazione di fronte a un Piano casa ritenuto slegato dalle reali necessità del territorio.








