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"I dati della Fondazione GIMBE, che si aggiungono a quelli pubblicati pochi giorni fa da AGENAS, fotografano una situazione drammatica: un vero e proprio cataclisma sanitario sta investendo la Sardegna. Non siamo più davanti a semplici criticità, ma a un'emergenza strutturale che sta compromettendo il diritto fondamentale alla salute dei cittadini". Sono le parole di Michele Pais, consigliere comunale della Lega ed ex presidente del Consiglio regionale della Sardegna, intervenuto sui dati della Fondazione GIMBE relativi alla rinuncia alle prestazioni sanitarie e chiama in causa la presidente della Regione Alessandra Todde, che detiene anche la delega alla Sanità.
Secondo i dati citati da Pais, nel 2025 il 19,5% dei sardi avrebbe rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria, contro il 13,7% del 2023. L'incremento è di 5,8 punti percentuali, mentre la media nazionale si attesta al 9,6%.
"Essere la regione con la più alta percentuale d'Italia di cittadini che rinunciano alle cure è una vergogna che dovrebbe portare alle dimissioni chiunque abbia un minimo di senso del pudore e della responsabilità istituzionale tuona Pais -. Ma evidentemente questo senso di responsabilità manca, e sappiamo già che non lo faranno".
"Nel 2025 - prosegue - il 19,5% dei sardi ha rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria: praticamente un cittadino su cinque. Nel 2023, anno ancora pesantemente segnato dalle conseguenze della pandemia, la percentuale era del 13,7%. Un peggioramento di ben 5,8 punti percentuali, mentre la media nazionale si ferma al 9,6%. Il confronto è impietoso".
"E i dati AGENAS relativi al 2026, con il peggioramento dei tempi delle prime visite specialistiche, fanno temere una situazione ancora più grave - continua Pais -. La Sardegna è l'unica regione, tra quelle con i maggiori ritardi nelle prime visite specialistiche, a registrare un ulteriore peggioramento. È questo il risultato concreto delle politiche sanitarie della Giunta Todde, peraltro tutte bocciate da sentenze della Corte costituzionale, e dei tribunali ordinari e amministrativi".
"Tra il caos dei cantieri OSS, l'aumento delle risorse destinate alla sanità privata, le liste d'attesa che si allungano, gli ospedali di comunità che a oggi sono scatole vuote, i pronto soccorso in sofferenza e la carenza di medici di medicina generale, si sta consumando quello che considero il più grave fallimento politico e amministrativo che la sanità sarda abbia conosciuto - dice ancora il consigliere della Lega -. E mentre un sardo su cinque rinuncia a curarsi, la Presidente Todde, che detiene anche la delega alla Sanità, trova il tempo partecipare a esclusivi meeting, convention o comizi in giro per la Sardegna, l’Italia e l'Europa a raccontare una realtà che non esiste. Così come la Sardegna vera non è quella dei video patinati su Instagram o Tik Tok della Presidente".
La presa di posizione si conclude con una richiesta di dimissioni e il ritorno alle urne. Pais chiede alla presidente della Regione di assumersi la responsabilità politica della situazione denunciata.
"La Presidente Todde, che ha voluto assumere direttamente anche la responsabilità dell'assessorato alla Sanità, prenda atto della gravità della situazione. E si assuma la responsabilità del fallimento, senza puerili scaricabarile a medici o addirittura ai cittadini, che a tre anni di governo, non funziona più".
"Quando quasi il 20% della popolazione rinuncia alle cure, significa una sola cosa: che si è totalmente incapaci e si è sbagliato tutto - conclude Pais -. La Presidente abbia il coraggio di restituire la parola ai sardi. Se ritiene davvero di aver governato bene, non dovrebbe avere paura del loro giudizio. Si dimetta, si torni alle urne e lasci che siano i cittadini a valutare il suo operato".








