“In Sardegna le manifestazioni storico-religiose e le tradizioni popolari sono oggi esposte a difficoltà crescenti, tra incertezze normative e problemi organizzativi che rischiano di comprometterne lo svolgimento. Il fatto grave è che, nonostante noi Riformatori abbiamo presentato una specifica proposta di legge lo scorso maggio 2025, la maggioranza di governo, a quasi un anno di distanza, non ha fatto nulla per risolvere”. Lo denuncia, in una nota, il consigliere regionale dei Riformatori Sardi, Aldo Salaris.

“Il nostro obiettivo era ed è quello di dare una cornice chiara e strumenti concreti di tutela alle nostre manifestazioni tradizionali. Riconoscerne formalmente il valore storico, culturale e identitario, istituire un catalogo regionale in cui far rientrare processioni, cortei, ardie, corse e altre espressioni popolari, prevedere regole certe per lo svolgimento degli eventi, anche nei casi in cui siano coinvolti animali, e istituire un comitato regionale di tutela, con il compito di supportare e indirizzare le politiche sul tema. Un impianto normativo completo, costruito proprio per dare risposte immediate a territori e comunità” sottolinea l’esponente di opposizione.

Una proposta che si ispira completamente ad una legge che dal 2015 è in vigore in Molise e che abbiamo presentato in Consiglio regionale lo scorso maggio 2025, e sulla quale la presidente della II Commissione, Camilla Soru, ha assunto un impegno preciso: calendarizzare il testo e avviarne la discussione “nella prima seduta disponibile”. Da allora – denuncia Salaris – dal 29 gennaio 2026, tutto è fermo. Così, mentre noi abbiamo studiato il problema, scritto una proposta di legge risolutiva e portata in Consiglio, dall’altra parte si riscontra il totale disinteresse. La maggioranza preferisce non decidere e tutto resta bloccato. Un atteggiamento incomprensibile, ma soprattutto irresponsabile visto il danno a discapito delle nostre tradizioni e di chi si impegna per mantenerle sempre vive”.

“Mentre l’On. Soru rinvia, fuori dal palazzo ci sono amministrazioni locali e organizzatori che non hanno certezze. Questa legge serviva esattamente a questo, dare regole, strumenti e riconoscimento a manifestazioni che sono parte della nostra identità. Ora chiediamo un’assunzione di responsabilità immediata. Non c’è davvero più tempo da perdere, l’On. Soru dica chiaramente ai sardi perché la proposta non è stata ancora calendarizzata e quando intende farlo. Perché qui non si tratta di polemica politica, si tratta di difendere le nostre tradizioni. E su questo non sono accettabili né ritardi né silenzi” conclude il consigliere regionale dei Riformatori Sardi.