PHOTO
Dopo Toscana e Sardegna, anche l'Emilia-Romagna entra nel contenzioso istituzionale sulle norme regionali in materia di suicidio medicalmente assistito. Il Governo ha deciso di impugnare la legge regionale davanti alla Corte costituzionale, proseguendo una linea già adottata nei confronti delle altre due Regioni. Al momento, tra le Regioni che hanno approvato una disciplina sul tema, il Veneto non è stato interessato da un'impugnazione.
La vicenda si inserisce in un vuoto legislativo nazionale che dura ormai da anni. Nel 2019, con la sentenza 242, la Consulta aveva stabilito che, a determinate condizioni, non è punibile chi agevola il suicidio di una persona affetta da una patologia irreversibile. Da allora la Corte ha più volte richiamato il Parlamento sulla necessità di intervenire con una legge organica, ma il confronto parlamentare non ha ancora prodotto un testo definitivo.
Il dossier è attualmente fermo al Senato, nelle commissioni riunite Giustizia e Sanità. Sul tavolo ci sono due proposte: il ddl presentato dal senatore dem Alfredo Bazoli per l'opposizione e quello di Pierantonio Zanettin (Forza Italia) e Ignazio Zullo (Fratelli d'Italia) per la maggioranza.
Le due impostazioni divergono soprattutto sulle condizioni necessarie per accedere al suicidio medicalmente assistito, sui soggetti chiamati a verificare la presenza dei requisiti e sul ruolo del Servizio sanitario nazionale. La proposta del centrosinistra prevede un accesso attraverso la sanità pubblica, mentre quella della maggioranza esclude che la procedura debba essere necessariamente ricondotta al Ssn. Differenze riguardano anche i requisiti, che nel testo del centrodestra risultano più restrittivi rispetto a quelli individuati dalla Corte costituzionale.
A giugno, dopo la richiesta di sospensiva avanzata da Fratelli d'Italia con l'obiettivo ufficiale di "trovare una mediazione", il provvedimento è tornato all'esame delle commissioni. Da allora, però, i lavori non sono ripartiti. "E' tutto fermo. La commissione competente non è stata più riconvocata dopo la ripresa dei lavori a seguito della pausa estiva. Sul nostro testo Zanettin-Zullo, con gli emendamenti di Stefania Craxi, eravamo in attesa dei pareri del governo ma non sono più arrivati", dice all'AdnKronos il senatore Pierantonio Zanettin, che per Forza Italia segue il dossier.
Il presidente delle commissioni riunite, Francesco Zaffini (Fdi), respinge però l'interpretazione secondo cui il blocco avrebbe una motivazione politica e indica invece una questione ancora da risolvere sul piano tecnico.
"Non abbiamo sciolto il nodo tecnico - spiega all'AdnKronos - . Al momento non abbiamo indicazioni utili dall'Istituto superiore di sanità su quando potrà mettere in campo un dispositivo che consenta l'autosomministrazione a quei soggetti totalmente immobilizzati, visto che trattatasi di suicidio assistito e non di eutanasia. Noi stiamo continuando a sollecitare l'Iss. Tutto il resto è sciolto, abbiamo un testo che può essere votato. Noi dobbiamo rivederci con l'Istituto superiore di sanità che viene a dire 'il dispositivo è a disposizione'. Detto questo, noi siamo pronti e andiamo in aula".
Una ricostruzione che il senatore Alfredo Bazoli contesta duramente: "una emerita sciocchezza, una presa in giro", dice all'AdnKronos, sostenendo che l'assenza di un dispositivo non dovrebbe impedire al Parlamento di approvare una legge. "Non c'è bisogno di un macchinario per fare una legge. Siamo a livelli incommentabili. A parte che il dispositivo c'è ma il punto è che se si vuole fare una legge si fa, poi gli aspetti pratici sono un'altra cosa".
Per Bazoli, dunque, il provvedimento si trova "nella palude". Una situazione che, secondo il senatore dem, sarebbe conseguenza di una precisa scelta della maggioranza: "in cui ci ha messo quel centrodestra che sostanzialmente non vuole fare la legge. Nonostante La Russa dia a parole una disponibilità a lavorare nella stessa direzione alla fine i comportamenti sono in palese contraddizione: non si convoca la commissione, non c'è più un orizzonte temporale definito. La verità è che il centrodestra non vuole affrontare il tema del fine vita e non sono disponibili ad arrivare fino in fondo. E' una scelta deliberata".
Bazoli torna infine alla decisione, presa a giugno, di riportare il suo disegno di legge in commissione. "Nonostante i proclami di Forza Italia, io dissi subito 'voi state semplicemente facendo morire la legge sul fine vita perché anche voi sapete che riportarla in commissione significa non approvarla in questa legislatura'. I fatti mi stanno dando ragione".







