"Avvilente", è questa la parola che la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, sceglie per definire l’intervento del ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla destinazione alla Sardegna di tre carceri dedicate esclusivamente al regime di 41-bis.

Un giudizio netto, pronunciato a margine della mobilitazione di questa mattina a Cagliari, "L’intervento del ministro Nordio lo definisco avvilente. Avvilente perché noi ci siamo incontrati a settembre e non ero sola, ero col mio segretario generale e col responsabile della nostra avvocatura, e lui ci ha detto testualmente che niente era deciso e che le cose dovevano essere ancora portate avanti. Oggi invece scopriamo che è un piano che viene da lontano, che ci sono decisioni già prese, che è un piano che è stato costruito ad arte, negato anche ad arte, e che in questo momento sembra già deciso", ha dichiarato la governatrice.

Todde contesta in particolare la distanza tra quanto riferito dal ministro nei mesi scorsi e quanto emerso dalla risposta scritta fornita ai parlamentari del M5s, dalla quale si delineerebbe un progetto già strutturato per l’arrivo dei detenuti sottoposti al 41-bis in tre istituti dell’Isola.

"Noi diciamo che non ci stiamo – ha aggiunto – sia perché abbiamo combattuto per avere un articolo nella Costituzione sull’insularità, che non ha certo questo come attuazione. Noi vogliamo essere avvantaggiati dall’insularità, non penalizzati con un’ennesima servitù".

Le parole arrivano durante la mobilitazione organizzata in piazza Palazzo, davanti alla Prefettura di Cagliari, contro quella che è stata definita “la nuova servitù carceraria”. Una protesta che ha visto l’adesione di 117 Comuni sardi, associazioni, organizzazioni sindacali, realtà produttive e rappresentanti del mondo culturale e studentesco, in una manifestazione che la Regione ha voluto presentare come trasversale e unitaria.

Fulcro della contestazione non è la lotta alla criminalità organizzata, viene ribadito, ma il metodo e la distribuzione delle strutture di massima sicurezza sul territorio nazionale. La richiesta è chiara: sospendere le decisioni esecutive e aprire un tavolo di confronto Stato-Regione, "La Sardegna non chiede privilegi. Chiede rispetto", è il messaggio rilanciato dalla presidente.

IN 2000 IN PIAZZA

Circa centoventi fasce tricolore, bandiere dei tre sindacati, parlamentari del campo largo (tra loro Silvio Lai e Marco Meloni del Pd, Francesca Ghirra di Avs, Sabrina Licheri di M5s), consiglieri regionali e assessori: in circa 2mila si sono ritrovati questa mattina nel cuore di Cagliari, in piazza Palazzo, sede della Prefettura e palazzo regio, simbolo della dominazione sabauda nell'Isola, per la manifestazione indetta dalla presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde contro il piano del governo per trasferire oltre un terzo dei detenuti in regime di 41 bis nell'Isola in tre carceri dedicate.

Sul palco si sono alternati gli interventi di associazioni, movimenti e sindacati che hanno chiarito le motivazioni del no alla concentrazione di boss mafiosi: dalla gestione della giustizia a quella sanitaria, passando per il rischio infiltrazioni nei territori che li ospiteranno.

"Non vogliamo essere penalizzati con un'ennesima servitù - ha sottolineato Todde -. E credo che questa piazza debba servire, non per essere contro, ma per dire che vogliamo una Sardegna diversa, che vogliamo rispetto per i sardi. Questa piazza è importante - ha aggiunto - anche per sostenere le iniziative parlamentari. Noi vogliamo togliere dall'articolo 41-bis la preferenza per le aree insulari perché è una discriminazione, va contro quello che noi abbiamo scritto in Costituzione". Poi Todde chiede un tavolo istituzionale: "Vengono in Sardegna per fare la campagna per il referendum e non si siedono a un tavolo istituzionale. Questo non è rispetto e noi vogliamo rispetto".

"Come abbiamo già detto in Consiglio regionale approvando un ordine del giorno a larghissima maggioranza, noi rigettiamo al mittente questa proposta, che non è soltanto una proposta di numeri, ma è una strategia del governo nazionale di trasferire nell'isola anche altri detenuti sottoposti massima sicurezza", sono le parole del presidente del consiglio regionale Piero Comandini. "Noi non vogliamo assolutamente sottrarci dal senso di responsabilità di contribuire alla sicurezza dello Stato, alla legalità, al contrasto alle mafie, però non vogliamo essere messi di fronte a fatti compiuti". 

I SINDACI: "DAL GOVERNO CI SAREMMO ASPETTATI ALTRO"

"Dal governo ci saremmo aspettati finanziamenti e un potenziamento della rete di connessione tra Cagliari e Sassari, ad esempio, aiuti per salvaguardare i posti di lavoro e dare occasioni di lavoro ai giovani, che invece abbandonano la Sardegna, insomma tutto ci saremmo aspettati, tra le infrastrutture da potenziare, ma non quelle carcerarie". Lo ha sottolineato il sindaco di Cagliari Massimo Zedda dalla piazza di Cagliari che protesta contro l'arrivo dei detenuti al 41 bis.

    Con lui anche il collega di Sassari, Giuseppe Mascia, e quello di Nuoro, Emiliano Fenu, i cui territori sono interessati dal piano del governo. "Diciamo no perché di problemi ce ne sono già tanti, la nostra Sardegna e i nostri territori hanno bisogno di sviluppo e il governo dovrebbe aiutarci nello sviluppo, non imporci decisioni che complicano la vita negli istituti penitenziari dove ci sono altre esigenze", ha evidenziato Mascia. Per il primo cittadino nuorese Emiliano Fenu: "il governo ha disatteso le nostre richieste, il ministro Nordio dice che il numero di detenuti a Badu 'e Carros dovrà ridursi da 370 circa a un centinaio. Questo significa che saranno molto probabilmente quasi tutti detenuti ex 41 bis. In questo modo quello che è il rischio più concreto, più immediato, è di buttare all'aria decenni di volontariato da parte delle associazioni, dei cittadini".

    In piazza insieme ai sindaci e altri amministratori locali del campo progressista, anche un esponente del centrodestra, il consigliere provinciale (già regionale) della Lega Pierluigi Saiu. "Sono presente come consigliere provinciale insieme a tanti cittadini sardi che protestano legittimamente contro una decisione che penalizza la nostra terra - spiega ai cronisti -. Però sono assolutamente contrario a ogni tentativo di strumentalizzazione, soprattutto da parte di chi, e penso al ministro del Movimento 5 Stelle che ha portato il 41bis a Nuoro, oggi rivendica una contrarietà che avrebbe invece dovuto rivendicare in passato, e chi avrebbe dovuto difendere gli interessi della Sardegna, non l'ha fatto".

    Dura anche la presa di posizione della garante dei detenuti Irene Testa, assente per impegni in carcere ma presente con un messaggio: ;"Percorrendo le sezioni, io vedo solo povertà e disperazione. Non solo quella dei detenuti, ma anche quella di chi vi lavora, a partire dalla Polizia Penitenziaria", ha ricordato. Per la presidente dell'associazione Sdr, Maria Grazia Caligaris "c'è un dato politico molto importante oggi. Per la prima volta l'intera società sarda, con i rappresentanti della politica, con le massime istituzioni, prende un impegno serio sulle problematiche legate alla vita carceraria e, in particolare, alla realtà del 41 bis in Sardegna, che crea un disastro sotto qualunque profilo".