Cagliari

Migranti della Libia ‘abitano’ da tempo nel tugurio-vergogna. Il VIDEO

Ecco cosa accade sotto l’ex carcere di Buoncammino, ancora piccoli o grandi “hotel del degrado” in città. Guardate il VIDEO

Migranti della Libia ‘abitano’ da tempo nel tugurio-vergogna. Il VIDEO

Di: Alessandro Congia


Al cronista di Sardegna Live non sono sfuggiti i ripetuti controlli dei Finanzieri con i cani antidroga e dei poliziotti delle Volanti sotto quel brandello di muro che separa la cosiddetta realtà da una sorta di borderline in piena regola. Così, assieme allo speleologo urbano, Marcello Polastri, a capo del team di Esplora Sardegna, ha deciso di capire cosa stesse accadendo. 

Il dormitorio

Cinque ragazzi di varie nazionalità dimorano all’ombra di un alto muro tra viale Buoncammino ed il Convento dei  Cappuccini, in condizioni di miseria e igienica precaria. 
Si tratterebbe di migranti provenienti dalla lontana Libia. “Scappiamo dalla guerra, e dopo un breve periodo nei  centri di accoglienza abbiamo occupato questo rudere”, raccontano i giovani (età compresa tra i 26 e i 32 anni), intervistati dai due cronisti. 

Gli invisibili

Quel che sorprende, al di là delle condizioni di miseria nelle quali vivono questi uomini, è il fatto che mattina e sera sono soliti scavalcare un alto muro, facendo uso di malridotte scalette con pioli di ferro. Non chiedono nulla, da invisibili quali sono, lontani da occhi indiscreti, ora scovati dalla cronaca quotidiana che vede persone di varie nazionalità dimorare all’interno di vecchi caseggiati, come accaduto oggi nella ex Semoleria di viale La Playa che era diventata area cantiere per la realizzazione del Campus Universitario. 

La Questura di Cagliari, oggi alle 7, con gli agenti delle Volanti coordinati dal dirigente Massimo Imbimbo, ha proceduto allo sgombero degli stranieri, che saranno probabilmente trasferiti presso il centro di prima accoglienza di Monastir. 

Gli ‘hotel’ degli sbandati

Che Cagliari sia diventata oramai un “grande” hotel per sbandati e senza fissa dimora, è un dato di fatto. Poco pero si sà su cosa possa prospettare il futuro a queste persone, che vivono appunto nell’anonimato e chissà se saranno “regolari”, godranno di buona salute, avranno bisogno di aiuto. Sono, insomma, i nuovi invisibili. 

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