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Il vertice di Pechino tra Xi Jinping e Vladimir Putin si chiude con un messaggio politico rivolto agli Stati Uniti: l’asse tra Cina e Russia resta saldo nonostante le tensioni internazionali. Dall’Ucraina al Medio Oriente, fino al Venezuela e al progetto americano del Golden Dome, i due leader hanno ribadito una linea comune su diversi dossier strategici.
Xi ha parlato di un “ordine internazionale pericolosamente vicino alla legge della giungla”, mentre nella dichiarazione congiunta Pechino e Mosca accusano gli Usa di “attacchi militari traditori contro altri Paesi”, “l'uso ipocrita dei negoziati come copertura” e “l'assassinio di leader di Stati sovrani”.
Nel documento condiviso, Cina e Russia criticano anche il sistema di difesa missilistico statunitense Golden Dome, definito una “minaccia alla stabilità strategica”. Xi ha descritto il rapporto con Mosca come “indissolubile”, richiamando i trent’anni della partnership strategica e il venticinquesimo anniversario del trattato di cooperazione tra i due Paesi.
Sul piano economico, durante la visita sono stati firmati 40 documenti, di cui 20 relativi alla cooperazione commerciale e tecnologica. Tuttavia resta ancora senza accordo definitivo il progetto del gasdotto Power of Siberia 2, destinato a trasportare circa 50 miliardi di metri cubi di gas russo verso la Cina attraverso la Mongolia. Il Cremlino parla di una convergenza “sui principali parametri”, ma Pechino continua a negoziare da una posizione di forza puntando a ottenere condizioni più vantaggiose.
Nel corso degli incontri, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha inoltre confermato che la Russia proseguirà l’“operazione militare speciale” in Ucraina fino al raggiungimento della “vittoria”.






