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L’Iran è sempre più sotto pressione tra nuove sanzioni europee e le minacce di un possibile attacco da parte di Donald Trump, con l’obiettivo dichiarato di riportare Teheran al tavolo dei negoziati sul programma nucleare, che lo stesso presidente americano affermava di aver smantellato lo scorso giugno. Tra le richieste della Casa Bianca figurano limiti al programma missilistico e la fine del sostegno alle milizie regionali come Hamas, Hezbollah e Houthi.
Secondo fonti Reuters, Trump non avrebbe ancora preso una decisione definitiva e sta valutando diverse opzioni, inclusi attacchi mirati contro forze di sicurezza e leader iraniani, anche per motivare i manifestanti anti-regime. Il capo del Pentagono Pete Hegseth ha ribadito: "L'Iran ha tutte le possibilità di raggiungere un accordo. Non dovrebbero perseguire capacità nucleari. Saremo pronti a fare tutto ciò che questo presidente si aspetta".
Gli Stati Uniti hanno rafforzato la presenza militare con almeno 10 navi da guerra, tra cui il cacciatorpediniere Uss Delbert D. Black e la portaerei Uss Abraham Lincoln, e prevedono di schierare sistemi missilistici Thaad. Teheran minaccia una risposta "schiacciante" fino a colpire "il cuore di Tel Aviv", mentre il primo vicepresidente Mohammad Reza Aref avverte: "L'Iran non scatena mai le guerre, ma se gli viene imposta si difenderà con forza".
Nel frattempo, funzionari israeliani e sauditi si recheranno a Washington per discutere l’eventuale operazione Usa, mentre Russia e Turchia spingono per la diplomazia. Frequenti contatti telefonici tra Ankara, Washington e Teheran mirano a ridurre la tensione. Onu, Ue e Germania sottolineano il rischio di escalation: "Spero che si possa giungere a un accordo positivo… ma il regime deve sapere che non può tornare ad agire come in passato", ha avvertito il capo della diplomazia tedesca Johann Wadephul.






