Nuove ipotesi di intervento militare in Medio Oriente e segnali contrastanti sul fronte diplomatico: questo il quadro che sintetizza lo scenario internazionale nelle ultime 24 ore.

Negli Stati Uniti, il presidente Donald Trump è atteso oggi, giovedì 30 aprile, a un briefing con i vertici militari per esaminare possibili piani d’azione contro l’Iran. Secondo indiscrezioni riportate da Axios, tra le opzioni sul tavolo figurano operazioni mirate come il controllo di una parte dello Stretto di Hormuz per garantire la sicurezza delle rotte commerciali, interventi rapidi per mettere in sicurezza l’uranio altamente arricchito e attacchi definiti “brevi ma intensi”. Nel contesto di un’escalation tecnologica, si parla anche dell’impiego di missili ipersonici.

Parallelamente, Trump ha avuto una lunga conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin, che ha espresso apprezzamento per l’estensione del cessate il fuoco, ritenendolo un possibile passo verso nuovi negoziati. Il leader del Cremlino avrebbe inoltre offerto suggerimenti sulla gestione della questione nucleare iraniana, ribadendo però la sua contrarietà a un’eventuale operazione militare di terra, giudicata “pericolosa e inaccettabile”.

Putin si è detto anche disponibile a una tregua temporanea in Ucraina in occasione del Giorno della Vittoria, il 9 maggio, mentre Trump continua a sostenere che un accordo tra Mosca e Kiev sia vicino. Sul piano strategico, il presidente americano starebbe valutando anche una riduzione della presenza militare statunitense in Germania.

Dall’Europa, la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha lanciato un allarme sui costi economici di un eventuale conflitto con l’Iran, stimati in circa 500 milioni di euro al giorno per il continente.

Intanto, nel Mediterraneo orientale, cresce la tensione dopo che la Marina di Israele ha intercettato nella notte la Global Sumud Flotilla, una missione civile diretta a Gaza con aiuti umanitari. L’operazione è avvenuta a ovest di Creta, in acque internazionali, a centinaia di chilometri dalle coste israeliane. Secondo fonti ufficiali, circa 50 imbarcazioni con 400 attivisti sono state fermate e poste sotto controllo.

Gli attivisti parlano di “escalation senza precedenti” e accusano Israele di aver compiuto un atto di “pirateria internazionale”, chiedendo un intervento immediato dei governi. Da parte sua, Tel Aviv ha giustificato l’intervento con motivi di sicurezza, sottolineando la decisione di agire a grande distanza per gestire le dimensioni della Flotilla.

Il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani ha attivato l’Unità di Crisi e le ambasciate a Tel Aviv e Atene per verificare la situazione e garantire la tutela dei cittadini italiani coinvolti.