Il tour operator verbanese Albatros Top Boat prende le distanze dall’immersione durante la quale hanno perso la vita cinque cittadini italiani alle Maldive.

In un’intervista rilasciata al sito del Corriere, l’avvocata Orietta Stella, legale dell’agenzia di viaggi, sostiene che il tour operator “non sapeva” dell’immersione effettuata a oltre trenta metri di profondità, soglia che nelle Maldive rappresenta il limite massimo consentito senza specifiche autorizzazioni. “In ogni caso non l'avrebbe mai consentita”, precisa la legale.

Secondo quanto riferito dall’avvocata, l’immersione a profondità comprese tra i 50 e i 60 metri “non era prevista”. Le attività organizzate nell’ambito della crociera avevano infatti finalità differenti. “Le crociere scientifiche erano dedicate al campionamento dei coralli” e “non c'era nulla che facesse pensare a immersioni a 50-60 metri o a una penetrazione in grotta”.

La legale ricorda inoltre che la normativa maldiviana impone limiti precisi alle immersioni subacquee. “Scendere oltre i trenta metri costituisce una violazione amministrativa: per superare quel limite serve un provvedimento specifico dell'autorità marittima maldiviana” e “questa autorizzazione, almeno da parte nostra, non era stata chiesta”.

Orietta Stella ha poi chiarito il ruolo della società nella gestione della crociera. Albatros Top Boat, spiega, “commercializzava la crociera” ma “non è l'armatore e non aveva dipendenti a bordo”.

Un passaggio riguarda anche Gianluca Benedetti, tra le vittime della tragedia. L’uomo, precisa la legale, era “l'operation manager, ovvero il punto di raccordo tra l'armatore e il tour operator”, ma “formalmente era assunto da una società maldiviana, come tutto il personale a bordo”.