Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alza la posta in gioco alla vigilia dei delicati colloqui previsti a Islamabad. Attraverso un messaggio diretto su Truth Social, il leader americano si è rivolto ai "leader iraniani che saranno presto nei negoziati con i miei rappresentanti", ponendo sul tavolo una condizione dal forte valore simbolico: il rilascio di otto donne attualmente condannate a morte a Teheran. “Apprezzerei molto il rilascio di queste donne, sono sicuro che rispetteranno il fatto che l’abbiate fatto”, ha scritto Trump, sottolineando con urgenza: “Per favore, non fate loro del male! Sarebbe un ottimo inizio per i nostri negoziati!!!”.

L'appello presidenziale ha trovato sponda nelle denunce di Eyal Yakoby, rilanciate dallo stesso Trump, che accusano la Repubblica Islamica di prepararsi a "impiccare" le prigioniere nel silenzio delle organizzazioni internazionali. Tuttavia, dietro la richiesta umanitaria, la strategia diplomatica della Casa Bianca appare rigida. Intervistato da CNBC, Trump ha gelato le speranze di una proroga del cessate il fuoco, previsto in scadenza domani sera: “Non voglio farlo, non abbiamo molto tempo”, ha tagliato corto, mostrandosi però ottimista sul risultato finale. “Noi alla fine avremo un grande accordo. Penso che non abbiano scelta, noi siamo in una posizione negoziale molto, molto forte”.

La retorica si fa ancora più pesante quando il discorso scivola sugli equilibri di potere. Trump ha rivendicato l'efficacia della pressione militare esercitata finora, definendo apertamente gli effetti delle azioni americane: “Abbiamo colpito la loro Marina, la loro Aeronautica, i loro leader… questo è un cambio di regime, non importa come volete chiamarlo… l’ho fatto in modo indiretto”. Una dichiarazione che sposta l'asse del confronto da una semplice rinegoziazione a una trasformazione strutturale del potere iraniano.

Infine, un nuovo fronte di attrito sembra aprirsi verso Pechino. Il Presidente ha rivelato che le forze USA hanno intercettato una nave diretta in Iran carica di un “regalo” dalla Cina definito “non molto carino”. L'episodio ha visibilmente irritato il tycoon, che si è detto “un po’ sorpreso” dall'accaduto, convinto di avere un patto con Xi Jinping affinché il colosso asiatico non fornisse sostegno a Teheran.