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Il sistema produttivo della Sardegna si compatta in un fronte unico per denunciare una situazione definita "ormai insostenibile". Tutte le principali associazioni di categoria regionali — da Confindustria a Confcommercio, passando per Coldiretti, Confartigianato e le centrali cooperative — hanno sottoscritto un appello accorato alla Presidenza della Regione. Al centro della protesta c'è l’"urgente necessità di un intervento della Regione Sardegna per adottare una soluzione all’inarrestabile incremento dei costi sostenuti dalle imprese per il trasporto delle merci", un fenomeno che sta minando le fondamenta dell'economia isolana.
Il quadro delineato dalle organizzazioni è drammatico: tra l'applicazione delle normative ambientali europee e le tensioni internazionali, la Sardegna sta pagando un prezzo sproporzionato rispetto al resto d'Europa. "Tutte le merci in ingresso e in uscita dalla Sardegna registrano ormai un incremento dei costi di trasporto superiore al 40%, in larga parte riconducibile all’ETS", spiegano le associazioni, sottolineando come a questo aggravio si sia aggiunto, da fine febbraio, un rincaro del 25% del gasolio per autotrasporto dovuto alle tensioni in Medio Oriente. Questa dinamica ha esasperato la "già esistente condizione di disparità di cui strutturalmente soffre il sistema produttivo regionale per via dell’insularità".
I numeri citati nel documento inviato agli assessorati competenti non lasciano spazio a interpretazioni. Le sole rotte verso Livorno e Genova hanno generato nel 2025 un aggravio superiore ai 50 milioni di euro, cifra che nel 2026 rischia di toccare i 70 milioni. Complessivamente, si stima che i maggiori costi annuali per l'Isola legati alla sola normativa ETS superino i 150 milioni di euro, creando una "condizione di assoluta disparità rispetto ad ogni altra regione europea". In questo scenario, le imprese avvertono che il rischio concreto è quello di una "perdita di competitività irreversibile per le imprese sarde in tutti i settori".
Per evitare il collasso, il mondo produttivo chiede alla Regione di attivarsi su più livelli. In primis, le associazioni ritengono indispensabile "adottare uno strumento compensativo regionale, straordinario e temporaneo, in grado di mitigare l’impatto dei maggiori costi di trasporto". Nello specifico, viene proposta l'istituzione di un fondo regionale che possa assicurare, per il biennio 2026-2027, una "copertura fino al 75% dell’extracosto documentato".
Oltre all'intervento finanziario diretto, le categorie chiedono un forte impegno politico affinché la Regione si faccia portavoce delle istanze isolane a Roma e Bruxelles. È necessario "sollecitare il Governo nazionale affinché vengano previsti adeguati ristori per i trasporti delle merci" e, contemporaneamente, promuovere in sede europea una "revisione urgente della normativa ETS" che riconosca finalmente le specificità strutturali della Sardegna. Le organizzazioni concludono ribadendo l'urgenza di agire "prima che venga totalmente compromessa la già limitata competitività delle imprese che operano nell’isola", in attesa che una nuova strategia europea per le isole possa finalmente escludere la Sardegna da questi gravami.









