La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene con decisione per spegnere le polemiche sul Decreto Sicurezza, assicurando che il testo licenziato dall'esecutivo "non è un pasticcio". Secondo la premier, la struttura portante della riforma non verrà scalfita, poiché si tratta di un intervento necessario e razionale. Le correzioni in arrivo, infatti, non toccheranno la sostanza politica della misura: la Premier ha infatti ribadito con fermezza che "la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso".

Il governo ha comunque deciso di accogliere alcune osservazioni esterne per affinare il testo dal punto di vista formale. Meloni ha spiegato che l'esecutivo sta "raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati", precisando che tali indicazioni saranno tradotte in un "provvedimento ad hoc". La scelta di un nuovo atto legislativo è dettata da ragioni puramente cronologiche, dato che, come sottolineato dalla stessa Presidente, "non c'erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma" originale.

Anche il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, durante il dibattito nell’Aula della Camera, ha confermato la volontà di intervenire su alcuni punti specifici, con particolare riferimento ai rimpatri volontari assistiti. Il Ministro ha tenuto a precisare che non si tratta di una forzatura ideologica, dichiarando davanti all'assemblea che "tale istituto non rappresenta certo un'invenzione di questo governo", essendo già parte della tradizione normativa nazionale e comunitaria.

Tuttavia, l'apertura al dialogo si tradurrà in un aggiustamento mirato per smussare gli angoli più controversi. Piantedosi ha infatti ammesso che il governo ha "preso atto di alcune sensibilità che sono espresse su un punto specifico della norma", annunciando che il Viminale è già pronto "a una sua correzione". L'obiettivo resta quello di coniugare il rigore del decreto con una veste tecnica inattaccabile, rispondendo alle perplessità emerse durante l'iter parlamentare.