Svolta storica a Mauritius nella tutela dei diritti delle donne: il Parlamento ha approvato una legge che introduce il reato di stupro coniugale, superando una normativa di origine coloniale. La riforma prevede pene detentive comprese tra 10 e 45 anni per chi commette questo tipo di violenza.

La nuova norma stabilisce che il matrimonio, sia civile sia religioso, non potrà essere considerato una giustificazione per chi viene accusato di stupro ai danni del proprio coniuge. "Non costituirà una difesa per una persona accusata del reato di stupro il fatto che, al momento del reato, fosse sposata civilmente o religiosamente con la vittima", recita il testo approvato.

La legge è stata accolta come un importante passo nella lotta alla violenza domestica in un Paese dove, secondo i dati ufficiali, l’86,6% delle vittime sono donne. "Il governo riconosce che la violenza domestica deve essere trattata come un reato grave e non come una questione privata", ha dichiarato il Procuratore Generale Gavin Glover in Parlamento.

La riforma introduce inoltre pene da 10 anni di carcere fino all’ergastolo per gli autori di omicidio o tentato omicidio nei confronti del coniuge. "Questa riforma è una scelta politica coraggiosa di fronte alle pressioni culturali", ha affermato il ministro degli Esteri Ritish Ramful, aggiungendo che la norma interviene contro una visione in cui "le mogli sono viste come proprietà".

Secondo l’organizzazione per i diritti delle donne Equality Now, solo 21 dei 55 Paesi africani criminalizzano esplicitamente lo stupro coniugale, mentre altri quattro vietano la violenza sessuale nel matrimonio attraverso leggi sulla violenza domestica.