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Dopo una settimana di prigionia in Iraq, la giornalista americana Shelly Kittleson è stata rilasciata. A darne notizia è stata la milizia filo-iraniana Kataib Hezbollah, che l’aveva sequestrata il 31 marzo a Baghdad. La liberazione è avvenuta in cambio della scarcerazione di alcuni membri del gruppo e con la condizione che la reporter lasci immediatamente il Paese.
L’annuncio è arrivato con un comunicato diffuso in serata: "In segno di apprezzamento delle posizioni nazionali del primo ministro uscente, abbiamo deciso di rilasciare l'imputata americana Shelly Kittleson, a condizione che lasci immediatamente il Paese", afferma Abu Mujahid al-Assaf, aggiungendo: "Non si ripeterà nei prossimi giorni, poiché ci troviamo in uno stato di guerra scatenato dal nemico sionista-americano contro l'Islam, e in casi come questo molte considerazioni vengono accantonate".
Secondo fonti irachene citate dal New York Times, lo scambio di prigionieri sarebbe stato decisivo per ottenere la liberazione. Il gruppo, pur ritenuto responsabile del sequestro, non aveva mai rivendicato ufficialmente il rapimento né fornito prove della sopravvivenza della giornalista.
Kittleson, 49 anni, originaria del Wisconsin, collabora con diverse testate internazionali e italiane, tra cui Il Foglio e l’ANSA, ed è considerata una profonda conoscitrice del Medio Oriente. Era stata rapita in pieno giorno in una via centrale della capitale irachena, nonostante fosse stata più volte avvertita dei rischi e invitata a lasciare il Paese.
Nei giorni scorsi, fonti della sicurezza avevano riferito che la reporter era viva e detenuta nella roccaforte della milizia a Jurf al-Sakhar. Parallelamente erano in corso pressioni diplomatiche e tentativi di mediazione per arrivare alla sua liberazione, che si sono concretizzati con l’accordo annunciato nelle ultime ore.








