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Un sistema sotto pressione, segnato da carenze strutturali e difficoltà organizzative: è il quadro emerso in Commissione Sanità, presieduta da Carlo Fundoni, che ha ascoltato i direttori dei pronto soccorso e i manager delle aziende sanitarie sarde sulla crisi dell’emergenza-urgenza.
Dalle audizioni emergono criticità diffuse, ma anche elementi utili per individuare possibili interventi, come il potenziamento della telemedicina e il ricorso ai medici gettonisti, il cui rapporto con le cooperative è però destinato a concludersi. Luca Pilo, primario a Ozieri, ha parlato apertamente di una "fuga dalla professione. E in questo i gettonisti sono stati di aiuto perché si è creata una fortissima disparità a favore di colleghi molto meno preparati ma molto più pagati: 33 euro all'ora contro i 100 e passa. È stata così mercificata anche la professione più nobile, ormai i pronto soccorso sono un inferno dove otto ore di lavoro diventano dodici più il tempo passato al telefono per calmare il personale, fare i turni e gestire i familiari dei pazienti".
Tra i problemi principali, oltre alla carenza di personale, c’è la scarsità di posti letto. Giovanni Sechi ha evidenziato come "i gettonisti hanno tappato i buchi dei medici che mancano ma il primo problema è la mancanza di posti letto. Io ne ho uno ogni mille abitanti e sono costretto a ricoverare il meno possibile". A Carbonia e Iglesias, come spiegato da Viviana Lantini, i turni vengono coperti con medici di altri reparti, mentre cresce il numero degli accessi: 18.500 a Carbonia e 11.560 a Iglesias nel 2025, anche a causa di un uso improprio del pronto soccorso.
Le difficoltà riguardano tutto il territorio. A Muravera, secondo Susanna Pedditzi, "ci sono problemi di personale, sarebbe almeno il caso di dare il rimborso chilometrico ai medici che accettano di venire da Cagliari". Michela Matta, da Nuoro, propone la stabilizzazione dei gettonisti: "sarebbe il caso che i gettonisti che in questi tre anni abbiamo formato fossero stabilizzati. In difetto non credo saremo più in grado di coprire i turni, considerando anche le ferie dei nostri medici".
I numeri confermano la pressione sui servizi: al Santissima Trinità di Cagliari si registrano 33mila accessi l’anno, con 15mila arrivi tramite 118 "ma non tutti dovrebbero essere inviati". Da Sassari, Paolo Pinna Parpaglia denuncia "l'afflusso in pronto soccorso a causa delle carenze della medicina del territorio ma anche per maleducazione, egoismo e perché al paziente non costa nulla. Siamo un presidio sociale aperto giorno e notte, la casa di chi è senza dimora, dell'ubriaco, del molesto. E così finisce che il pronto soccorso si paralizza. Ma sia chiaro che se viene giù l'emergenza urgenza viene giù tutta la sanità sarda".
Tra le possibili soluzioni indicate: l’attivazione della scuola di specializzazione anche a Cagliari e incentivi economici per i medici. Restano criticità logistiche, come segnalato da Lanusei, dove "Abbiamo registrato 18 ila accessi con 53 mila abitanti nel territorio di riferimento. Spesso per ragioni che non conosciamo il 118 non ci concede l'elisoccorso e così siamo costretti a portare in ambulanza a Cagliari o a Sassari pazienti con dissecazioni aortiche".
Dai manager arriva la conferma di un sistema sovraccarico: la maggior parte degli accessi è costituita da codici minori, legati alla carenza della medicina territoriale. All’ospedale Brotzu si contano oltre 47mila accessi annui per adulti e 18mila pediatrici, con un 26% di ricoveri che genera sovraffollamento nei reparti. Tra le proposte, l’apertura degli ospedali di comunità e un miglior filtro dei pazienti da parte del 118. Nel complesso, nel 2025 i pronto soccorso sardi hanno registrato 470mila accessi, di cui 133mila tramite emergenza.
A lanciare l’allarme sul rischio di chiusura di alcuni presidi è il consigliere regionale di FdI Corrado Meloni, secondo cui “Il rischio di chiusura di diversi presidi di Pronto Soccorso in Sardegna è imminente ed è stato drammaticamente confermato questa mattina nel corso delle audizioni dei direttori dei servizi di emergenza-urgenza, auditi nella VI Commissione del Consiglio regionale su richiesta della minoranza”. Meloni sottolinea le criticità legate alla fine dei contratti dei medici a gettone e aggiunge: “Esiste un pericolo concreto che la Regione non riesca a sopperire per tempo a queste carenze”. Critico anche sull’esito del concorso regionale, definito insufficiente, e sui rischi per la tenuta del sistema, soprattutto in vista dell’estate. “In gioco non c’è soltanto l’organizzazione sanitaria, ma il diritto alla salute dei cittadini sardi che sembra non essere contemplato dalla presidente. È necessario abbandonare ogni narrazione fasulla e intervenire con urgenza prima che la situazione diventi irreversibile”.








