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Era il 3 novembre 1957 quando Laika, una piccola cagnolina randagia trovata a raccolta a Mosca, entrò nella storia diventando il primo essere vivente a orbitare intorno alla Terra, per volere dell'Unione Sovietica, che la scelse per partecipare a una delle missioni spaziali più importanti e controverse della storia.
Sessantanove anni fa, Laika partì a bordo dello Sputnik 2, appena un mese dopo il lancio del primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, in una missione che aveva l'obiettivo di dimostrare che un organismo vivente potesse sopravvivere alle condizioni del volo spaziale, aprendo la strada alle future esplorazioni umane.
Ma per la piccola cagnolina innocente non era previsto alcun ritorno. La navicella, infatti, non era stata progettata per rientrare sulla Terra, e lei, come scoperto anni dopo, morì poche ore dopo il lancio, a causa del surriscaldamento della capsula e dello stress provocato dal viaggio.
La sua storia suscitò un profondo dibattito internazionale sulla sperimentazione animale e sui limiti etici della ricerca scientifica. Oggi Laika è ricordata come una delle figure simbolo degli inizi dell'esplorazione spaziale: il suo viaggio contribuì alla conoscenza dello spazio, ma rappresentò anche il prezzo pagato da un animale che non ebbe la possibilità di scegliere il proprio destino.
Oggi, con il cuore distrutto, piangiamo per il triste destino di questa cagnetta, e riflettiamo sul fatto che in ogni piccolo passo compiuto dall'umanità può esserci un essere vivente sacrificato: Laika non tornò mai sulla terra, ma non sarà mai dimenticata e il suo nome continuerà a viaggiare nel tempo.









