Harvey Weinstein dovrà scontare 15 anni di carcere per l'aggressione sessuale ai danni di Miriam Haley, ex assistente alla produzione televisiva, avvenuta nel 2006 nell'appartamento dell'ex produttore a Manhattan. La sentenza è stata pronunciata oggi dal giudice della Corte Suprema dello Stato di New York Curtis Farber, al termine di una vicenda giudiziaria iniziata quasi un decennio fa e strettamente legata all'esplosione del movimento #MeToo.

La Procura di Manhattan aveva chiesto una pena di 20 anni di reclusione, accompagnata da altri cinque anni di libertà vigilata dopo il rilascio. La difesa aveva invece sollecitato una pena di nove anni, richiamando le condizioni di salute del 74enne, che negli ultimi anni ha dovuto affrontare diverse patologie, tra cui leucemia, problemi cardiaci e renali.

Prima della lettura della sentenza, Weinstein ha preso la parola in aula: "Vivo con molti rimpianti e mi scuso sinceramente per le mie azioni", ha dichiarato, esprimendo rammarico per il dolore provocato a Haley. Ha tuttavia continuato a sostenere la propria innocenza rispetto alle accuse di aggressione sessuale.

Le parole di Miriam Haley

Anche Miriam Haley è intervenuta durante l'udienza per raccontare l'impatto che l'aggressione e gli anni successivi hanno avuto sulla sua vita. Ha parlato delle difficoltà affrontate dopo aver denunciato Weinstein, comprese le contestazioni pubbliche e gli attacchi ricevuti durante il lungo percorso giudiziario.

Haley ha definito ciò che ha vissuto dopo l'aggressione come una sorta di "condanna a vita", chiedendo al giudice di considerare anche le conseguenze che la vicenda ha avuto sulla sua esistenza.

Secondo la ricostruzione emersa nei processi, Haley aveva lavorato brevemente come assistente alla produzione di Project Runway, programma prodotto da Weinstein. Nel 2006 accettò di recarsi nel suo appartamento di Manhattan. Secondo la sua testimonianza, dopo una breve conversazione Weinstein l'avrebbe aggredita sessualmente nella camera da letto, nonostante le sue richieste di fermarsi.

Il giudice Farber, prima di pronunciare la condanna, ha richiamato anche il ruolo che Weinstein ha assunto nell'immaginario pubblico dopo lo scandalo esploso nel 2017, sottolineando come la sua vicenda sia diventata uno dei casi simbolo del movimento #MeToo.

Dalla condanna del 2020 al nuovo processo

La sentenza odierna arriva dopo una lunga sequenza di processi e appelli. Nel 2020 Weinstein era stato condannato a 23 anni di carcere a New York: la giuria lo aveva riconosciuto colpevole per l'aggressione sessuale nei confronti di Haley e per lo stupro dell'aspirante attrice Jessica Mann.

Nel 2024, però, la Corte d'Appello di New York aveva annullato quella condanna e disposto un nuovo processo, ritenendo che nel primo procedimento fossero state ammesse testimonianze relative ad altre presunte condotte sessuali non direttamente oggetto delle accuse sottoposte alla giuria.

Il nuovo processo, celebrato nel 2025, ha portato nuovamente alla condanna di Weinstein per il reato sessuale contestato in relazione a Haley. La giuria lo ha invece assolto dall'accusa relativa all'ex modella Kaja Sokola e non era riuscita a raggiungere un verdetto sull'accusa di stupro riguardante Jessica Mann. Dopo un ulteriore procedimento conclusosi con un'altra giuria senza verdetto, i procuratori hanno successivamente ritirato quell'accusa.

La vicenda newyorkese non esaurisce comunque i procedimenti a carico dell'ex produttore. Weinstein è infatti anche in attesa di una nuova determinazione della pena in California, dove è stato condannato per stupro e aggressione sessuale. Una corte d'appello californiana ha confermato la condanna, disponendo però una nuova valutazione della pena.

Le accuse contro Weinstein, emerse pubblicamente a partire dal 2017 e successivamente avanzate da oltre 100 donne, contribuirono a trasformare il caso in uno degli episodi centrali del movimento #MeToo e a portare alla luce numerose denunce di molestie e violenze sessuali nel mondo dello spettacolo. Weinstein ha negato le accuse di stupro e di rapporti sessuali non consensuali.