La guerra in Medio Oriente sta già producendo effetti sui mercati energetici e sui costi per l’Europa. A dirlo è la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, dove ha sottolineato come il conflitto stia incidendo sui prezzi delle materie prime energetiche.

"Stiamo già vedendo l'impatto della situazione in Medio Oriente sull'energia. I nostri sforzi di diversificazione stanno dando risultati. Ma questo non significa che siamo immuni agli shock dei prezzi", ha detto la presidente.

Secondo von der Leyen, dall’inizio del conflitto i prezzi del gas sono cresciuti del 50% mentre quelli del petrolio del 27%. "Dall'inizio del conflitto i prezzi del gas sono aumentati del 50% e quelli del petrolio del 27%. Tradotto in euro: dieci giorni di guerra sono già costati ai contribuenti europei 3 miliardi di euro in più per le importazioni di combustibili fossili. Questo è il prezzo della nostra dipendenza".

La presidente della Commissione ha inoltre ribadito che un ritorno alle forniture energetiche russe rappresenterebbe un errore strategico: "Ci renderebbe più dipendenti, più vulnerabili e più deboli. Disponiamo di fonti energetiche domestiche, le rinnovabili e il nucleare. I loro prezzi sono rimasti invariati negli ultimi dieci giorni".

Nel suo intervento von der Leyen ha difeso anche il sistema europeo di scambio delle emissioni. "Senza l'Ets oggi consumeremmo 100 miliardi di metri cubi di gas in più, rendendoci ancora più vulnerabili e dipendenti. Abbiamo quindi bisogno dell'Ets, ma dobbiamo modernizzarlo".

La presidente ha riconosciuto le difficoltà per cittadini e imprese: "Famiglie e imprese sono sotto pressione". Tra le possibili misure allo studio, ha citato un maggiore utilizzo dei power purchase agreement e dei contratti per differenza, oltre a eventuali aiuti di Stato e all’ipotesi di sussidi o tetti al prezzo del gas.