Prosegue l’escalation nel Medio Oriente, dove la situazione militare e diplomatica continua a registrare nuovi sviluppi tra operazioni navali, tensioni politiche negli Stati Uniti e tentativi di mediazione internazionale.

Secondo quanto reso noto dal Centcom, come riporta TgCom 24, le forze americane hanno ordinato a 31 navi di “invertire la rotta o rientrare in porto”, nell’ambito delle misure legate al blocco contro l’Iran nello Stretto di Hormuz, area strategica per il transito del petrolio globale.

Sul fronte politico interno statunitense, il New York Times, sempre come riporta il quotidiano, riferisce che “la scadenza del primo maggio aumenta la pressione su Trump per chiudere in Iran”. Secondo il quotidiano americano, a partire da quella data il conflitto raggiungerebbe il suo 60esimo giorno, soglia oltre la quale la legge statunitense prevede la necessità per il presidente di richiedere l’autorizzazione del Congresso per proseguire le operazioni militari.

Intanto, il Dipartimento della Difesa ha annunciato l’uscita immediata del segretario della Marina americana John Phelan, senza fornire ulteriori dettagli sulle motivazioni. Phelan, figura civile di vertice della US Navy, lascia l’incarico in un momento delicato segnato proprio dalle operazioni nello Stretto di Hormuz. Il suo ruolo sarà temporaneamente assunto dal viceammiraglio Hung Cao.

Secondo alcune ricostruzioni di media statunitensi, la sua uscita non sarebbe stata volontaria ma configurerebbe un vero e proprio licenziamento deciso dal capo del Pentagono Pete Hegseth, in un contesto di “mesi di tensioni” interne all’amministrazione.

Sul piano diplomatico, oggi è previsto un nuovo round di negoziati a Washington tra gli ambasciatori di Libano e Israele. Fonti diplomatiche riferiscono che Beirut avrebbe avanzato la richiesta di una tregua della durata di un mese, nell’ambito degli sforzi per ridurre le ostilità nella regione.

Parallelamente, la televisione di Stato iraniana ha diffuso immagini del sequestro di una nave portacontainer da parte delle forze militari di Teheran, episodio che contribuisce ulteriormente ad alimentare la tensione nelle acque strategiche del Golfo.

La situazione resta dunque altamente fluida, con sviluppi militari, pressioni politiche interne agli Stati Uniti e tentativi di mediazione ancora in corso sul fronte diplomatico.