La tensione tra Washington e Teheran entra in una nuova, gelida fase di logoramento. Mentre il presidente Donald Trump, durante una cena ufficiale con Re Carlo, ha dichiarato trionfalmente che l'Iran è “al collasso” e che le forze statunitensi hanno ottenuto una vittoria militare, la realtà sul campo suggerisce lo spettro di un conflitto "congelato" dalle conseguenze globali imprevedibili.

Secondo indiscrezioni del Wall Street Journal, Trump ha dato istruzioni precise ai suoi collaboratori: prepararsi a un blocco prolungato. L’obiettivo è la capitolazione totale del regime sul dossier nucleare, da attuarsi attraverso il soffocamento delle esportazioni petrolifere e il blocco dei porti. Per la Casa Bianca, questa linea dura è considerata meno rischiosa rispetto a una ripresa dei bombardamenti o a un ritiro precipitoso.

Tuttavia, il tempo stringe. Dal 1° maggio, Trump potrebbe aver bisogno del via libera del Congresso per proseguire le operazioni, un passaggio istituzionale che complica i piani dell'amministrazione proprio mentre emergono frizioni interne tra il Vicepresidente Vance e il Segretario Hegseth sulla gestione delle scorte missilistiche.

Nonostante le pressioni, il regime iraniano non sembra intenzionato a cedere facilmente. Sebbene la Cnn riporti che Teheran stia preparando una nuova proposta di pace dopo il rifiuto della precedente da parte di Washington, i vertici militari mantengono i toni alti.

“Per noi la guerra non è finita”, ha dichiarato il portavoce dell'esercito Mohammad Akraminia. “Abbiamo continuato ad aggiornare la lista dei bersagli e a produrre equipaggiamenti. Siamo in assetto da combattimento”.

Il braccio di ferro nello Stretto di Hormuz sta già facendo sentire i suoi effetti nelle tasche dei consumatori mondiali. Con il barile che fluttua intorno ai 100 dollari, l'ombra del razionamento del carburante preoccupa il settore aereo e i governi europei, Italia inclusa.