Scossa ai mercati e agli equilibri geopolitici globali: gli Emirati Arabi Uniti annunciano a sorpresa l’uscita dall’Opec e dall’Opec+, segnando una frattura significativa all’interno del principale cartello petrolifero mondiale. Una decisione che arriva dopo mesi di tensioni sui tagli alla produzione, soprattutto con l’Arabia Saudita, e che rischia di indebolire la capacità del gruppo di influenzare i prezzi del greggio. Immediata la reazione dei mercati, con il Brent che supera i 110 dollari al barile, alimentando timori per una nuova fase di instabilità energetica.

Sul fronte mediorientale, il clima resta altamente teso. Donald Trump torna a puntare il dito contro Teheran sostenendo che l’Iran avrebbe ammesso di essere “al collasso” e di voler riaprire lo stretto di Hormuz “il prima possibile”, snodo cruciale per il traffico petrolifero globale. Parallelamente, secondo la Cnn, la Repubblica islamica si prepara a presentare una nuova proposta negoziale dopo che Washington ha respinto la precedente, segnale di un possibile riavvicinamento diplomatico, seppur in un contesto ancora fragile.

A complicare ulteriormente il quadro, emergono frizioni interne negli Stati Uniti. Il vicepresidente JD Vance sarebbe “preoccupato” per la gestione del conflitto da parte del Pentagono, accusato di aver sottovalutato il rapido esaurimento delle scorte missilistiche americane. Una tensione che coinvolgerebbe anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth, aprendo interrogativi sulla strategia militare statunitense.

Nel mezzo di questo scenario complesso, si inserisce la visita di re Carlo III negli Stati Uniti, con un messaggio chiaro di rilancio delle relazioni transatlantiche. “Non abbiamo alleato più stretto della Gran Bretagna”, ha dichiarato Trump accogliendo il sovrano e la regina Camilla alla Casa Bianca con una cerimonia imponente. Poi la battuta che ha strappato sorrisi: “Mia madre aveva una cotta per Carlo”.

Nel suo intervento al Congresso, il re ha insistito sulla necessità di un nuovo slancio nei rapporti tra Londra e Washington, puntando su “riconciliazione e rinnovamento” come pilastri di una partnership storica ma oggi messa alla prova dalle tensioni internazionali e dai cambiamenti degli equilibri globali.

Tra crisi energetica, diplomazia incerta e alleanze da ricostruire, il quadro internazionale appare sempre più fluido e segnato da dinamiche in rapida evoluzione.