Dopo vent’anni tra televisione e cinema come truccatrice, Noel Jacoboni è pronta a lasciare New York. Dice di sentirsi "esclusa" dall’impennata del costo della vita che sta mettendo in difficoltà molti lavoratori della scena culturale cittadina.

Il tema dell’accessibilità economica, centrale nella campagna del sindaco Zohran Mamdani, pesa sempre di più su chi opera nei settori creativi. Dal 2019 gli occupati nel comparto, dal design alla moda, sono calati del 6,1%, secondo un rapporto del Center for an Urban Future. Uno degli autori, Eli Dvorkin, ha spiegato che gli artisti sono stati "colpiti più duramente durante la pandemia (di Covid-19) rispetto a quasi qualsiasi altra forza lavoro in città" e che oggi "i costi sono aumentati molto più rapidamente dei redditi e gli artisti stanno davvero risentendo della situazione".

A New York lavorano circa 326 mila persone nell’industria culturale, ma molti scelgono città come Miami, Dallas o Nashville. I creativi guadagnano in media il 23% in meno rispetto alla media nazionale considerando il costo della vita, dieci anni fa il divario era del 15%. In un decennio gli affitti medi sono saliti del 42%, contro un +25% dei salari del settore.

Jacoboni ha denunciato una "mancanza di lavoro dovuta all'aumento dei costi di produzione in città" e avverte: "Stiamo perdendo persone di talento nella nostra città". Dal 2020 cinema e tv hanno perso il 19,1% degli addetti; calano anche pubblicità e design. Oltre 50 spazi culturali hanno chiuso. Mamdani promette interventi per "mantenere New York la capitale creativa mondiale" e fare in modo che sia "un luogo in cui le persone che le realizzano possano effettivamente vivere".